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lunedì 15 febbraio 2016

Fotografare paesaggi

I paesaggi sono la cosa più comoda da fotografare perché la natura ce li mette a disposizione ma non per questo sono i più facili da immortalare.
Molte persone pensano che fare foto paesaggistiche sia più semplice che lavorare con modelle ma solitamente è vero il contrario. Chi fotografa in studio o anche all’aperto con un soggetto umano ha il totale controllo di tutto, luce, sfondo, esposizione, trucco ecc…
Lavorare con la natura invece richiede pazienza, studio dei luoghi, fare chilometri di camminate per osservare lo stesso paesaggio da diverse angolazioni, in diverse ore della giornata per valutare la luce migliore.
Capita anche di ritrovarsi a pianificare per giorni un singolo scatto, magari in montagna, arrivare al momento del click e vedere il tempo mutare all’improvviso mandando in malora i calcoli fatti.
Per i paesaggi servono grandangoli, più è ampia l’area inquadrata e più riuscirà a stupire l’osservatore ma bisogna stare attenti a scegliere lenti che abbiano un’ottima gestione ottica per evitare effetti grotteschi simili a quelli generati dai fish eye.
Diciamo che una buona lente per paesaggi dovrebbe avere attorno ai 12-14 mm equivalenti nel formato full frame. Queste lenti per evitare distorsioni ottiche troppo accentuate solitamente sono parecchio costose e molti allora optano per un classico 28 mm equivalente.
Per esperienza vi assicuro che i risultati sono molto diversi.
Per avere un 28mm equivalente non serve nemmeno andare a spendere soldi per una reflex, basta una compatta qualsiasi o addirittura uno smart phone per ottenere lo stesso risultato in termini di copertura quindi se volete usare questa lunghezza focale evitate fatiche inutili e scattate con macchine leggere e trasportabili.
Se invece siete dei masochisti come il sottoscritto armatevi di un buon vetro e iniziate le vostre camminate di esplorazione, segnatevi ora e luogo, la luce, le ombre, fate qualche scatto al volo con il telefono come promemoria.
Una volta scelto il punto ideale per lo scatto, l’ora più consona per ottenere le luci migliori ed essere giunti al momento dello scatto sedetevi, montate il cavalletto e immergetevi nel mirino. In questo momento dovete ragionare parecchio, il cambio di luce, specialmente in montagna è questione di minuti alle volte e quindi occhio, studiate l’esposizione prima dello scatto, non bruciate le alte luci e tenete a mente il vostro progetto.
La differenza tra uno scatto riuscito e una foto qualunque avviene proprio in questo momento, quando raccoglierete i frutti delle fatiche e delle valutazioni fatte. I paesaggisti sono simili a giocatori di scacchi, non sparano raffiche di fotografie, non consumano gli otturatori come se fossero dei mitragliatori, sono dei cecchini, sparano di precisione e a colpo quasi sicuro.
Anni fa quando mi dilettavo ad andare in montagna per ferrate passavo più tempo a studiare gli scatti che a farne e alle volte scendevo a valle con una decina di foto e basta mentre altri del gruppo scaricavano intere schede di memoria.
Ora non dico di aver sempre portato a casa scatti migliori degli altri però è anche una questione di numeri e di culo direi, se si scatta a raffica qualcosa si coglie sempre ma è fotografia? Sarebbe come andare a caccia usando un fucile a pallettoni e sparare su uno stormo di uccelli, qualcosa cadrà di sicuro.
Un ambito in cui la tropicalizzazione di corpo e ottiche risulta importante e quasi fondamentale è la fotografia paesaggistica oltre a quella di caccia fotografica perché il tempo alle volte muta improvvisamente oppure si vuole scattare di proposito sotto la pioggia. Nel mio gruppo ho visto di tutto, da chi ha buttato lente e corpo perché ha preso un po’ di acqua a chi si attrezzava con delle protezioni di plastica stile tende per proteggere l’attrezzatura, scelta scomoda e poco pratica se ci si deve muovere spesso. Io suggerisco di investire in un sistema tropicalizzato se si sente la vocazione verso questa tipologia di foto, si spende di più all’inizio ma ci si lascia aperta qualsiasi porta senza rimpianti futuri.
Per quanto riguarda i dati di scatto invece le regole non sono fisse, io ho sempre preferito ISO bassi, cavalletto, tempi lunghi se necessario e diaframma ottimale che nel mio caso è compreso tra 4 e 5.6 in termini di resa del dettaglio. Per la gestione del file oltre al solito raw io scatto con jpeg tenendo i livelli a zero per avere la massima lavorabilità in post produzione.

La mia borsa fotografica

Zaino o borsa fotografica per le uscite?
Ogni fotografo amatoriale o professionista si è posto questa domanda nel momento in cui ha iniziato ad avere ottiche, flash e batterie da portarsi dietro per un lavoro o anche semplicemente per una gita fuori porta.
Personalmente dopo averli sperimentati entrambi ho scelto la borsa, meno comoda magari per il trasporto rispetto allo zaino ma molto più comoda a mio avviso nelle operazioni di cambio ottica.
Per gli utilizzi standard mi avvalgo di una Tamrac Pro8, una borsa compatta, di buona fattura e ottima resistenza.
Al suo interno trova posto la seguente attrezzatura:
-corpo macchina Olympus e-5
-zoom Zuiko 7-14
-zoom Zuiko 14-54
-zoom Zuiko 50-200
-fisso Zuiko 50mm
-flash Nissin i40
-cavi vari per scaricare le foto sul telefono o tablet
-4 batterie di scorta
-bombola d’aria e salviette per pulizia lenti

Il peso si aggira sui 4 chili circa ma mi assicura un utilizzo a 360° coprendo dal grandangolo spinto con 14 mm equivalenti al tele con 400mm equivalenti.
Questo è uno dei punti di forza del sistema 4\3 ed oggi ancora di più con il micro 4\3, tutte le lenti che ho sono professionali, tropicalizzate e con luminosità f2.8-3.5 per gli zoom e f2 per il fisso.
Provate a cercare ottiche con pari caratteristiche per Canon e Nikon per quanto riguarda luminosità, copertura focale e resistenza, metteteci un corpo professionale e vedrete che non vi starà mai dentro la stessa borsa e con lo stesso peso.
La borsa dei fotografica è come la borsa delle donne, strettamente personale, ad alcuni basta una lente per vivere felici, ad altri serve avere tutta l’attrezzatura per sentirsi liberi di decidere al momento cosa utilizzare.
Io appartengo alla seconda categoria se esco a fare foto “serie”, con l’intenzione di scattare per stampare, magari per un progetto più ampio o per un concorso a tema.
Con lo zaino avevo dietro la stessa attrezzatura, il trasporto era più confortevole potendo dividere il peso su entrambe le spalle ma poi dovevo sempre tirarlo giù, appoggiarlo a terra ecc…mentre con la borsa riesco a fare tutto al volo perdendo meno tempo, gusti personali.

sabato 1 gennaio 2011

Attrezzatura fotografica

Per prima cosa, prima di parlare di fotografia, bisogna parlare di attrezzatura fotografica, non per fare a gara a chi lo ha più lungo ma per spiegare come essa influisca sul risultato finale.
Una cosa fondamentale da tenere sempre a mente è che una foto può essere stupenda, può scatenare emozioni anche se fatta con un cellulare, non servono macchine fotografiche fantascientifiche da migliaia di euro o obiettivi altrettanto costosi. Cosa cambia allora? Perchè spendere tanti soldi? Semplicemente per poter ottenere sempre e comunque il risultato che abbiamo nella nostra mente, per avere la massima flessibilità di utilizzo e per poter portare a casa scatti in cui alle volte l'attrezzatura fa la differenza.
Faccio subito un esempio, se vogliamo fotografare un paesaggio di giorno, con buona luce non noteremo sostanziali differenze tra una buona macchina compatta ed una reflex, se lo stesso paesaggio iniziamo a fotografarlo la sera allora sì che i limiti dell'attrezzatura inizieranno a sentirsi.
Cosa se ne deduce? Semplicemente che la spesa che dobbiamo sostenere per la macchina fotografica deve essere proporzionata al risultato che vogliamo ottenere ed alle nostre REALI esigenze, dico reali perchè, soprattutto noi maschietti, voliamo con la fantasia quando acquistiamo e ci immaginiamo situazioni in cui poi non ci ritroveremo mai :-).
Oggi acquistare una reflex digitale è relativamente economico, con 500 euro una persona torna a casa con un corpo entry level ed un'ottica base ma, con questa accoppiata, non andrà molto lontano e la qualità delle immagini che otterrà non sarà di molto superiore a quella che avrebbe ottenuto prendendo una bridge tutto fare con un obiettivo dall'escursione enorme. Molti venditori giocano sul fattore psicologico e cercano di far passare il messaggio per cui se si usa una reflex si faranno sicuramente splendide foto in tutte le condizioni.
Sbagliato.
Una reflex per prima cosa va studiata, ogni parametro influisce pesantemente sul risultato finale e se non si ha dimestichezza con tutte le varie voci si rischia di rimanere molto delusi, che fare allora?
Per prima cosa decidere un budget non solo per il presente ma anche per il futuro, una reflex ha bisogno di ottiche, buone ottiche e quelle costano, si parte dai 400 euro ai 1000 euro per ottiche discrete e dai 1000 euro in su per ottiche buone, spese queste che se la passione fotografica prenderà piede si dovranno affrontare. Una reflex ha bisogno di ottiche specifiche per specifici generi fotografici, ci vorrà uno zoom che parta dal grandangolo ed arrivi al medio tele, un'altro zoom che invece parta dal medio tele per arrivare al tele spinto ed un'ottiche per fare le foto macro. Questo riducendo al minimo il corredo e relative spese, in seguito parlerò delle specifiche da considerare per ogni tipo di obiettivo e capirete perchè i prezzi variano tantissimo da una lente all'altra.
Io suggerirei quindi a chi avesse voglia di avventurarsi nella fotografia di farlo per gradi, partendo da una buona compatta o una bridge che offrono una qualità soddisfacente ad un prezzo ragionevole per prendere dimestichezza con la fotografia e poi passare eventualmente alla reflex se si inizieranno a sentire i limiti dei propri mezzi tecnici.
Un appunto che vorrei fare riguarda i tanti corsi che fioriscono un pò ovunque, non basta parteciparvi per diventare fotografi, la fotografia non è un qualcosa che si impara sui banchi o sui manuali, quelli servono al limite per dare una infarinatura, poi è sul campo che si impara, con spirito critico e cercando di imparare dai propri errori per riuscire di volta in volta a portare a casa uno scatto migliore.
Mai cadere nella tentazione di credere che una foto sarebbe venuta meglio con un'altro apparecchio, il primo limite da superare siamo noi stessi e ci vuole molto tempo e pazienza per farlo, le macchine fotografiche hanno limiti che spesso sono molto al di sopra dei nostri ma non possono compensare quello che manca a noi.
Per ora mi fermo qui, il mio intento è quello di fare dei micro interventi, accompagnati da qualche foto di esempio per rendere il tutto rapido e discorsivo.