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mercoledì 2 ottobre 2019

La fotografia oggi

Cos' è diventata la fotografia oggi?
Sinceramente è una domanda a cui è difficile rispondere e direi che lo sparti acque sta a cavallo dell'anno 2000, con il crescente uso delle macchine digitali e dei telefoni con sempre migliori capacità in tale campo.
I "millennial" oggi conoscono solo la fotografia digitale e quasi esclusivamente legata all'uso dello smartphone e dei filtri digitali ormai divenuti potentissimi e scattano bellissime immagini, non foto, immagini che poi postano sui social e dopo un secondo neanche ricordano di aver fatto.
La fotografia ragionata, studiata, cercata è sempre più rara anche perché una volta se si usciva per fare fotografie si andava con l'attrezzatura e si usciva per quello, oggi invece la fotografia è continua proprio grazie ai telefoni. Fateci caso, quando camminate per strada e accade qualcosa, dall'incidente all'artista di strada particolarmente bravo è subito un fiorire di smartphone che filmano, fotografano e condividono subito il tutto sui social, non c'è studio, solo immediatezza e rapidità.
Non è una accusa ovviamente ma un dato di fatto ed è sempre più difficile distinguere l'immagine dalla foto, il ripreso al volo senza pensarci dal costruito con cura e riflettendo e allora ci si chiede se vale la pena spendere soldi in corpi ed ottiche se poi alla massa piace l'immagine e non la foto.
Non nomino neanche le stampe delle fotografie, quasi nessuno si preoccupa di preservare i ricordi lasciando alla tecnologia di farlo salvo poi perdere anni di scatti per un hd difettoso o una cancellazione errata, d'altro canto se la gente iniziasse a stampare le foto a una dimensione di almeno 13x19 si accorgerebbe che in effetti non è questo gran che rispetto al vederla sullo schermo del telefonino e ancor peggio sarebbe se cercasse di farne un ingrandimento.
Il fotografo è in estinzione, ha ancora delle nicchie di mercato ma se si guarda in giro i fotografi che avevano anche un negozio stanno sparendo e la maggior parte del lavoro è stato eroso da persone che lavorano in nero, con attrezzatura da amatore ma che si fa pagare pochi soldi e quindi è preferita al professionista.
D'altro canto non poteva che essere così, al tempo della pellicola i prezzi erano molto alti sia per i corpi che per le ottiche e soprattutto i rullini, lo sviluppo, la stampa e la necessità di essere certi di scattare nel modo giusto per non sprecare soldi o rovinare un lavoro erano deterrenti naturali nei confronti degli amatori. Oggi una persona con 1.500 euro già può prendere un corredo decente e azzerando gli altri costi e potendo sparare raffiche di fotografie da cui poi estrapolare quelle buone non si pone problemi ad accettare incarichi delicati come possono essere i matrimoni perché tanto tra la quantità e l'aiuto del pc le foto le tirerà fuori.
Purtroppo è anche difficile emergere, nella selva di Instagram fare notare le proprie foto è quasi impossibile a meno di non essere un animale dei social ed essere più bravo in tal senso che a fare fotografie.
Allora ha ancora senso definirsi fotografi?
Sì, se si è consci di ciò che significa, se si è veramente amanti della fotografia e ci si mette l'anima negli scatti e non si preme il pulsante in continuazione, se si ha la cognizione di ciò che si fa e perché lo si fa.


   

giovedì 22 agosto 2019

La fotografia non è l'attrezzatura fotografica

Nei forum e nei circoli fotografici si è persa nel tempo la cultura fotografica lasciandosi prendere la mano dalla tecnologia. Quando parlo con altri fotografi sento parlare di iso, di rumore, di sensori, di buffer di memoria e poco niente di fotografia.
I momenti più importanti della storia sono stati immortalati con macchine fotografiche semplici, con dentro un rullino su cui fare affidamento e che non si poteva cambiare al volo eppure i fotografi ce la facevano, lasciavano traccia storica degli avvenimenti.
Oggi non funziona più così, qualsiasi cosa è fotografata in qualsiasi momento a partire dai cellulari salendo fino alle reflex full frame ma sono bit che raramente durano e spesso finiscono negli hard disk e dimenticati, ben che vada vengono caricati su Instagram sperando in un like.
Certo, ci sono ancora i professionisti della fotografia, quelli che girano il mondo e lo raccontano, magari a rischio della propria vita ma a parte essere una rarità state pur certi che non scelgono la loro attrezzatura basandosi sul rumore digitale o sulle finezze tecnologiche.
Giro abbastanza per le mostre fotografiche, ormai espongono le foto tutti un po' come tutti pubblicano un libro, siamo alla perdita totale della qualità culturale e questo è un fatto. Proprio pochi giorni fa ho visto esposte in un locale delle foto, il titolo della mostra era "piccioni", 20 foto di piccioni ripresi in giro per la città, è un qualcosa degno di una mostra? Chi non vede quegli stessi piccioni ogni giorno? Cosa ha raccontato il fotografo che non fosse sotto gli occhi di tutti? Il fatto è che per esporre le proprie fotografie basta andare in un locale, chiedere il permesso, fare una presentazione pagando un centinaio di euro in aperitivi agli invitati che solitamente sono parenti e amici e così l'auto stima cresce e il locale guadagna qualcosa, non c'è selezione, non c'è critica o valutazione della foto.
Personalmente ho visto stampe di fotografie che mi hanno stupito, emozionato ed erano state fatte con delle compatte o con dei cellulari ma trasmettevano qualcosa, parlavano da sole. Già trovare le didascalie sotto alle foto per spiegarle è un fatto grave, se la foto deve essere spiegata allora ha fallito, deve essere chi la vede ad interpretarla e a capirla altrimenti è solo una banalità che l'autore cerca di dipingere come qualcosa di artistico.
Non voglio ergermi a professore di fotografia ma la pratico da 25 anni ormai e qualcosa ne so, ho studiato e applicato, ho fatto la vera gavetta con la pellicola, lo sviluppo in camera oscura e ho vissuto la nascita della fotografia digitale con la prima Casio che salvava lo foto su floppy disk e quindi mi sento qualificato per parlare di queste cose.
Io ho esposto qualche mia opera ma sono sempre passato per una selezione, c'è sempre stato un filtro tra me e la parete su cui veniva affissa la mia stampa e non sempre ho passato quel filtro ed è un bene, serve a crescere altrimenti è come pagarsi la pubblicazione di un libro e poi regalare le copie ad amici e conoscenti sentendosi pure bravi.
Ed un errore da non fare è postare le foto sui forum chiedendo consigli, è la cosa peggiore che potete fare, chi guarda la foto non deve valutare il tecnicismo che c'è in essa ma cosa suscita e invece nei forum finiscono quasi sempre per criticare la posizione, il soggetto ecc…tutte cose che spesso possono essere al di fuori dal controllo di chi ha scattato la foto.
Chiedo scusa se mi sono dilungato su questo argomento ma sono veramente demoralizzato, ormai gli studi fotografici non esistono più perché è venuta meno la cultura della fotografia e le gente si fa fare i servizi dal primo ragazzetto che si presenta con una reflex al collo e si fa pagare due euro, con la qualità di due euro che sarà il risultato finale, abbellito da filtri irrealistici sulle foto che tanto piacciono al giorno d'oggi.
In ogni caso buona luce a tutti voi.


lunedì 16 luglio 2018

Quando la voglia ritorna

Avevo abbandonato il blog e la fotografia in generale per molto tempo ma la voglia di ricominciare a scattare è tornata.
Oggi rispetto al passato ho una attrezzatura modesta ma ho anche meno "voglie" compulsive e dopo anni passati a spendere per lenti e corpi ho ormai raggiunto la pace dei sensi se così si può dire.
Durante questi ultimi anni ho scattato poco, soprattutto in digitale, tornando a fotografare a pellicola per disintossicarmi dalla folle rincorsa alla tecnologia. Oggi assieme alla mia fidata Olympus E-m 5 II mi godo LA fotografia, con poche lenti e tanto piacere.
Riprenderò a condividere le mie foto e le mie esperienze e cercherò di rimanere connesso perchè questo mondo, che piaccia o no corre sulla rete.

giovedì 6 ottobre 2016

Corso base di fotografia

A cosa dovrebbe servire un corso base di fotografia?

Questa è una domanda che mi sono posto diverse volte vedendo in giro il prolificare di questi corsi tenuti per lo più da dilettanti alle prime armi ma con un bel corredo da sfoggiare in aula.

Un corso base dovrebbe servire a capire le sigle che leggiamo quando osserviamo l'attrezzatura in esposizione nei negozi per prima cosa, così da poter effettuare un acquisto ponderato.

Un corso dovrebbe essere frequentato PRIMA di comprare un corpo macchina e relative lenti perché solo sapendo cosa ci serve e cosa serve per fare determinate foto potremo eseguire un giusto acquisto.

Invece la gente arriva ai corsi già armata di un corpo reflex e relativa lente del kit presi in qualche centro commerciale a basso prezzo convinti che sia l'acquisto migliore che potevano fare.

Mi sono spesso soffermato a leggere i contenuti di questi corsi base e ci ho visto di tutto e di più ma quello che mi ha sconvolto sono state le tempistiche, dieci lezioni da un'ora ciascuna per imparare a fotografare, stiamo scherzando?

Con quelle tempistiche non ottieni neanche una infarinatura dei molteplici aspetti che regolano la fotografia, figuriamo sviscerarli!

Io capisco la voglia di spennare i polli, capisco che di polli ce ne siano tanti in giro ma vi assicuro che un buon manuale di fotografia vi costa meno di un corso base tenuto in quei modi e vi insegnerà comunque molto.

Se di dieci lezioni si vuole parlare allora si deve discutere di al massimo cinque punti:

-iso

-tempi

-esposizione

-bilanciamento del bianco

-regola dei terzi e regola aurea

 

Con due lezione da un'ora ciascuna si può iniziare a parlare decentemente di questi 5 punti che rappresentano le basi della fotografia a prescindere che si scatti con la compatta o con la reflex.

Invece non si fa, ci si mette a parlare di mille aspetti, di diaframmi, di sensori, di marche, di lunghezze focali ecc…argomenti utili solo quando già si sa fotografare in realtà perché permettono di passare allo step successivo, quello che porta oltre la semplice passione e sfocia in una vera e propria ricerca della perfezione nello scatto.

I prezzi poi sono allucinanti, dai 100 euro a salire per sentire dei discorsi tenuti da adolescenti o quasi che si atteggiano da sapienti solo perché stanno dalla parte giusta della cattedra. Non sono snob o prevenuto, li ho visti e sentiti, alcuni puri li conoscevo, persone che dopo due anni che fotografavano hanno fondato associazioni e si sono elevate a maestri, stiamo scherzando?

Ci sono fotografi amatori con le contro palle che non si sognerebbero mai di mettersi ad insegnare perché consapevoli che non ne sono all'altezza mentre altri fanno pure i soldi.

Il problema è che hanno mercato e il mercato nasce dal fatto che la gente prima compra la reflex, poi non sa usarla e cerca in questi corsi la soluzione.

Rendiamoci conto che la reflex è il punto di arrivo, la fine di una crescita che deve partire dalla compattina e salire gradualmente assieme alle proprie conoscenze e capacità. Prendereste una Ferrari pretendendo di usarla per correre veramente senza aver mai avuto una macchina prima? Spero di no.

Ai miei tempi si faceva la gavetta, si imparava con i rullini, pagando salati gli sbagli visti i costi di stampa e sviluppo ma cavoli se si imparava in fretta così. Oggi c'è il vantaggio del digitale, zero costi di lavoro se non si stampano le foto e così la gente prende e spara a raffica, selezionando poi la sola immagine venuta bene su 1000 cagate e poi si pavoneggia da fotografo esperto.

Ragazzi, aprite gli occhi, non funziona così la fotografia.

Volete imparare veramente a fotografare?

Prendete pure la reflex, metteteci dentro una scheda di memoria da 1 giga o meno se la trovate in modo da uscire ed avere a disposizione pochi scatti e se sbagliate la volta dopo dovrete stare più attenti, dovrete capire perché lo scatto non è riuscito.

Solo così si impara, si diventa fotografi consapevoli.

 

 


lunedì 15 febbraio 2016

Fotografare paesaggi

I paesaggi sono la cosa più comoda da fotografare perché la natura ce li mette a disposizione ma non per questo sono i più facili da immortalare.
Molte persone pensano che fare foto paesaggistiche sia più semplice che lavorare con modelle ma solitamente è vero il contrario. Chi fotografa in studio o anche all’aperto con un soggetto umano ha il totale controllo di tutto, luce, sfondo, esposizione, trucco ecc…
Lavorare con la natura invece richiede pazienza, studio dei luoghi, fare chilometri di camminate per osservare lo stesso paesaggio da diverse angolazioni, in diverse ore della giornata per valutare la luce migliore.
Capita anche di ritrovarsi a pianificare per giorni un singolo scatto, magari in montagna, arrivare al momento del click e vedere il tempo mutare all’improvviso mandando in malora i calcoli fatti.
Per i paesaggi servono grandangoli, più è ampia l’area inquadrata e più riuscirà a stupire l’osservatore ma bisogna stare attenti a scegliere lenti che abbiano un’ottima gestione ottica per evitare effetti grotteschi simili a quelli generati dai fish eye.
Diciamo che una buona lente per paesaggi dovrebbe avere attorno ai 12-14 mm equivalenti nel formato full frame. Queste lenti per evitare distorsioni ottiche troppo accentuate solitamente sono parecchio costose e molti allora optano per un classico 28 mm equivalente.
Per esperienza vi assicuro che i risultati sono molto diversi.
Per avere un 28mm equivalente non serve nemmeno andare a spendere soldi per una reflex, basta una compatta qualsiasi o addirittura uno smart phone per ottenere lo stesso risultato in termini di copertura quindi se volete usare questa lunghezza focale evitate fatiche inutili e scattate con macchine leggere e trasportabili.
Se invece siete dei masochisti come il sottoscritto armatevi di un buon vetro e iniziate le vostre camminate di esplorazione, segnatevi ora e luogo, la luce, le ombre, fate qualche scatto al volo con il telefono come promemoria.
Una volta scelto il punto ideale per lo scatto, l’ora più consona per ottenere le luci migliori ed essere giunti al momento dello scatto sedetevi, montate il cavalletto e immergetevi nel mirino. In questo momento dovete ragionare parecchio, il cambio di luce, specialmente in montagna è questione di minuti alle volte e quindi occhio, studiate l’esposizione prima dello scatto, non bruciate le alte luci e tenete a mente il vostro progetto.
La differenza tra uno scatto riuscito e una foto qualunque avviene proprio in questo momento, quando raccoglierete i frutti delle fatiche e delle valutazioni fatte. I paesaggisti sono simili a giocatori di scacchi, non sparano raffiche di fotografie, non consumano gli otturatori come se fossero dei mitragliatori, sono dei cecchini, sparano di precisione e a colpo quasi sicuro.
Anni fa quando mi dilettavo ad andare in montagna per ferrate passavo più tempo a studiare gli scatti che a farne e alle volte scendevo a valle con una decina di foto e basta mentre altri del gruppo scaricavano intere schede di memoria.
Ora non dico di aver sempre portato a casa scatti migliori degli altri però è anche una questione di numeri e di culo direi, se si scatta a raffica qualcosa si coglie sempre ma è fotografia? Sarebbe come andare a caccia usando un fucile a pallettoni e sparare su uno stormo di uccelli, qualcosa cadrà di sicuro.
Un ambito in cui la tropicalizzazione di corpo e ottiche risulta importante e quasi fondamentale è la fotografia paesaggistica oltre a quella di caccia fotografica perché il tempo alle volte muta improvvisamente oppure si vuole scattare di proposito sotto la pioggia. Nel mio gruppo ho visto di tutto, da chi ha buttato lente e corpo perché ha preso un po’ di acqua a chi si attrezzava con delle protezioni di plastica stile tende per proteggere l’attrezzatura, scelta scomoda e poco pratica se ci si deve muovere spesso. Io suggerisco di investire in un sistema tropicalizzato se si sente la vocazione verso questa tipologia di foto, si spende di più all’inizio ma ci si lascia aperta qualsiasi porta senza rimpianti futuri.
Per quanto riguarda i dati di scatto invece le regole non sono fisse, io ho sempre preferito ISO bassi, cavalletto, tempi lunghi se necessario e diaframma ottimale che nel mio caso è compreso tra 4 e 5.6 in termini di resa del dettaglio. Per la gestione del file oltre al solito raw io scatto con jpeg tenendo i livelli a zero per avere la massima lavorabilità in post produzione.

giovedì 30 luglio 2015

Le innovazioni di Olympus nella fotografia digitale

Olympus è un marchio che amo perché fin dall’epoca della pellicola ha innovato il campo della fotografia e gli altri produttori le sono corsi dietro.


Per restare al digitale cito qualche piccola innovazione creata da Olympus e poi copiata (spesso male) dagli altri:

-pulizia automatica del sensore dalla polvere, prima di Olympus nessuno lo aveva e tutti avevano il problema di dover pulire il sensore per evitare spiacevoli sorprese quando riguardavano gli scatti.

-live view, all’inizio gli altri marchi presero in giro Olympus per questa folle idea di permettere anche a chi aveva un reflex di poter visualizzare sullo schermo ciò che stava riprendendo. La storia insegna che nel giro di due anni tutti si buttarono a copiare tale sistema.

-mirrorless, anche qua Olympus ha innovò il mondo delle reflex togliendo lo specchio, riducendo così pesi e ingombri e permettendo una compatibilità totale con ogni lente sul mercato. Gli altri seguirono con esperimenti spesso mal riusciti.

-art filter, altra innovazione, l’elaborazione direttamente in macchina degli scatti con vari filtri pre impostati senza passare per il pc era impensabile fino a quando Olympus non ha tirato fuori il coniglio dal cappello e anche qua gli altri sono corsi dietro.

-schermo orientabile, sembrerà poco ma nessuno prima di Olympus aveva pensato di rendere il display orientabile e sia per la ripresa che per la revisione degli scatti questa è stata una manna.

-stabilizzatore a 5 assi, altra fantastica idea di Olympus,un sensore che oscilla su 5 assi per compensare il micro mosso. Altri stanno seguendo questa via utile anche nella ripresa dei video.

 

Io credo che chi innova deve essere premiato, chi copia non ha un’anima ma sa solo basarsi sul lavoro altrui.

Per fare un parallelismo Olympus potrebbe benissimo essere considerata la Apple della fotografia solo che il mercato delle immagini è molto più complesso di quello della telefonia o dei pc e a fare i soldi sono quasi sempre i marchi che possono abbattere i prezzi.

Il punto debole di Olympus? Il marketing, l’ho detto e lo ripeterò sempre. Apple è divenuta una potenza per l’ottima campagna marketing portata avanti assieme a buoni prodotti cosa che Olympus non ha saputo fare e qua si vedono le differenze culturali tra americani e giapponesi.

 

martedì 28 luglio 2015

La lente giusta per una reflex

La parte più importante in una macchina fotografica è la lente che montiamo e su questo non ci piove.

Il sensore, il processore di immagine, il corpo in lega piuttosto che in plastica e tutto il resto sono secondari rispetto alla qualità della lente che scegliamo e per questo consiglio sempre di investire nei vetri piuttosto che nei corpi, soprattutto quando uno inizia a mettere su un corredo fotografico.

Il problema è che ancora oggi vi è scarsa cultura per quanto concerne i numeri che troviamo scritti sulle lenti e molti rivenditori riescono a piazzare fondi di bottiglia dai grandi numeri piuttosto che consigliare qualcosa di valido. Il motivo è semplice, far spendere il doppio all’utente che dovrà in seguito comprare un altro obiettivo.

Per prima cosa bisogna lasciare perdere le lenti dall’escursione focale astronomica perché deve sottostare alle leggi fisiche e scendere quindi a compromessi ottici che fotograficamente parlando sono troppo grandi.

Se cercano di vendervi uno zoom 28-600 mm equivalenti e lo spacciano per ottima lente uscite dal negozio. Quello è un tipo di obiettivo adatto alla vacanza leggera per non avere dietro pesi e fare un po’ di tutto anche se onestamente un fotografo dovrebbe puntare sempre sulla qualità.

Cosa acquistare allora?

In linea di massima nella borsa di un fotografo dovrebbero esserci le seguenti coperture focali equivalenti al 35mm:

-un 28-70mm con f 2.8 costante oppure un 28-100mm con f variabile tre 2.8 e 3.5

-un 100-400mm con f 2.8 costante o almeno un f 2.8-3.5

-una lente fissa per ritratti tra 90 e 150mm con f il più basso possibile

-una lente macro

Con questo piccolo corredo un fotografo potrebbe vivere felice tutta la vita destreggiandosi in tutti gli ambiti fotografici con la certezza di avere degli obiettivi di qualità, luminosi e dalla copertura non estrema per ridurre distorsioni ottiche e aberrazioni cromatiche.

Il costo?

Dipende dalle marche degli obiettivi, diciamo che in linea generale con 3.000 euro (comprando nuovo) ci si sta dentro, molto meno setacciando del buon usato.

Troppi soldi?

La spesa va diluita nel tempo, non si nasce fotografi e quindi si acquistano le cose mano a mano che si prende pratica.

Per chi non vuole spendere esistono in commercio ottime bridge con sensori decenti e buone ottiche che ottengono risultati migliori delle reflex con ottiche scarse.

Diciamo quindi che la prima domanda da porsi deve essere: cosa mi serve realmente?

Stamperò le foto?

È una vera passione o faccio il 90% degli scatti con il cellulare?

Quando ci sono in ballo i soldi è fondamentale essere onesti con se stessi, disilludersi e non cercare l’acquisto che fa figo ma quello giusto.

Ho visto persone dilatare le pupille quando hanno saputo il valore economico del mio corredo ma è una questione di interessi, c’è chi spende per avere una bella auto, chi una bella casa, chi in viaggi e chi come me, nel tempo, ha messo su un corredo che ama.

Se amate la fotografia, come per tutte le cose, il costo avrà la sua importanza ma risparmiando potrete acquistare ottiche di pregio che vi gratificheranno. Se amate la fotografia vedrete la differenza tra un’ottica da 400 euro ed una da 1.400, la vedrete nella nitidezza, nella luminosità, nello sfocato armonioso e nella resa cromatica.

Se volete fare un ritratto il viso dovrà essere perfetto, non deformato da una lente scarsa.

Certo, si deve superare l’ostacolo mentale della lente piccola che non fa figura, perché diciamolo chiaramente, l’ego di molti è proporzionato al cannone che esibiscono quasi fosse un prolungamento del loro pene. Questo è un problema per i professionisti ad esempio perché i clienti quando pagano vogliono vederli armati di una macchina da 5 chili e una lente che sembri un obice e restano delusi se si presentano con un corpo normale e una lente fissa mignon di cui non capiscono la qualità.

Ho visto questa cosa a parecchie cene tra colleghi cui ho preso parte, in locali bui in cui io fotografavo con un 150mm f 1.8 mentre gli altri arrivavano con zoom enormi ma bui. Il risultato? Io fotografavo e loro imprecavano.

Questo alla fine è quello che conta, avere la lente di qualità ti permette di fotografare quando gli altri non possono, ti permette di non usare il flash quando gli altri acciecano e disturbano i presenti, ti permette di fare un ritratto a un parente o amico e regalargli la foto stampata con soddisfazione.

Tutto questo ovviamente riguarda i fotografi, se il discorso fatto non vi tange allora non siete fotografi, mi dispiace, anche a costo di essere brutale le cose vanno dette chiaramente.

 

martedì 12 agosto 2014

Prospettiva e punti di vista nella fotografia

Spesso un aspetto molto importante nella fotografia passa in secondo piano o non viene preso per niente in considerazione, la prospettiva.
Io guardo spesso siti come Instagram, YouPic o Flickr e un aspetto che salta all’occhio è la piattezza della maggior parte delle foto, immagini belle nella maggior parte dei casi ma che sanno di già visto, di già esplorato e quindi che trasmettono meno di quanto potrebbero.
L’errore più facile da commettere quando si scatta è quello di portare semplicemente la fotocamera davanti al viso e premere il pulsante di scatto, la cosa più naturale si potrebbe pensare ma anche la più banale. Le foto migliori, quelle che attirano l’attenzione dell’osservatore e che emergono dalla massa solitamente non hanno nulla in più rispetto alle altre se non un diverso punto di ripresa, una prospettiva inaspettata che spiazza l’osservatore.
Facciamo un esempio, se state facendo i turisti e vi trovate davanti al Colosseo nel 99% dei casi scatterete una foto ad altezza d’uomo per riprendere il monumento, cosa succederebbe se invece appoggiaste la fotocamera a terra riprendendolo dal basso verso l’alto? Creereste un’immagine diversa, una prospettiva da bambino si potrebbe dire che abbinato ad un grandangolo farebbe dire WOW a molti, specialmente se in post produzione avrete l’accortezza di esaltare colori e contrasti, magari anche azzardando un hdr.
Per molti pensare in modo diverso, uscire dagli schemi, rappresenta una forzatura insuperabile e la fotografia in questo aiuta moltissimo perché poi diventa un atteggiamento mentale che si riflette nel vivere quotidiano, si impara cioè a vedere tutto da più angolazioni e non solo da un singolo punto di vista.
La prospettiva ha fatto la fortuna della pittura, quando si passò dalle immagini piatte a quelle dotate di profondità il salto fu epocale e lo stesso avviene con le fotografie, cercare la profondità, la dinamicità è fondamentale, soprattutto oggi che scattano tutti foto con ogni genere di supporto.
I grandi fotografi erano e sono capaci di fare questo con una macchina fotografica, alcuni per capacità innata e altri per apprendimento sul campo.
Se guardo le foto che postano le persone al rientro da una vacanza spesso mi incazzo mentalmente perché vedo tante fotografie mancate, ci sono immagini, ricordi per loro ma che agli altri non trasmettono nulla perché piatte, monotone e già viste grazie alla rete che rende visitabile il mondo intero per immagini. Mi chiedo perché ci sono tanti orizzonti storti, perché non hanno fatto qualche passo in più o meno per togliere o inglobare dei dettagli ecc…tutte cose che nascono spontanee quando ami la fotografia ma che ovviamente a loro risultano superflue.
Sia chiaro che non appartengo alla schiera dei grandi fotografi, forse appena a quella dei mediocri ma faccio lo sforzo di migliorare e lo sforzo più grande è rappresentato dal cercare cose diverse o almeno prospettive diverse per raccontare qualcosa che già si conosce.
Le macchine fotografiche di oggi permettono di fare di tutto a livello di ripresa e elaborazione ma rimangono strumenti e basta, poi è l’occhio della persona a fare la differenza, la sua sensibilità e il colpo d’occhio, tutti aspetti su cui ci si può allenare migliorando di foto in foto.
Questo a mio avviso dovrebbero insegnare ai vari corsi di fotografia ma purtroppo è un aspetto spesso trascurato in favore di altri come la tecnica e varie cognizioni puramente teoriche che non fanno la differenza alla fine.

venerdì 22 novembre 2013

Riflessioni sul mondo Olympus

Chi mi conosce da abbastanza tempo sa che nella mia vita fotografica, che ormai si protrae da 20 anni, ho provato diversi sistemi sia ai tempi della pellicola che con il digitale finendo per scegliere quello offerto da Olympus per tante ragioni.
Negli anni ci sono state le ondate Nikoniane, poi quelle Canoniane e a seconda del periodo nei circoli fotografici ho visto mutare le masse in favore di questa o quella casa a seconda delle recensioni delle riviste o del parere di esperti fotografi internazionali.
Questa cosa non l’ho mai capita onestamente, il parere degli altri è sempre utile, soprattutto se critico, ma rimane un parere e soprattutto è legato non solo al tipo di fotografia che il singolo fa ma anche al feeling personale che instaura con il corpo macchina e le lenti che prova. Io quando ho assaggiato altri sistemi l’ho fatto principalmente per delle specifiche lenti che ritenevo potessero adattarsi bene al tipo di foto che eseguivo in quel periodo mentre oggi la scelta di un sistema sembra essere legata a mode e marketing più che ad esigenze reali.
Una cosa che apprezzavo nel mondo Olympus era il fatto che gli olympici non sentivano il peso delle mode, si parlava di fotografia, di attrezzatura legata al tipo di lavoro svolto, tutto molto pratico e molto stimolante perché al centro del discorso c’era la foto, non la tecnologia.
Tutto questo con il tempo è mutato però.
Ai tempi della e1 il sensore delle macchine era di marca Kodak, pochi MegaPixel, rumore già a 400 iso ma colori favolosi e ottima resa dei dettagli ( con ottiche buone ). Gli altri ci prendevano in giro, dicevano che gli iso erano tutto, che il sensore faceva schifo ecc…ma noi eravamo felici della scelta fatta, le foto stampate erano splendide e facevamo spallucce.
Poi sono arrivati i sensori Panasonic, tanta elettronica e funzioni in più e qualcosa è iniziato a cambiare, iso migliori anche se ancora peggio che le aps-c e già le discussioni sui forum Olympus sono iniziate a migrare dalla foto all’attrezzatura intesa come valutazione fatta al pc dei file prodotti, ci stava in parte, faceva parte del gioco imposto dal dalla tecnologia incalzante.
Oggi abbiamo macchine come la em5 e la nuova em1 che di fatto grazie ai nuovi sensori made in Sony, ai nuovi processori di immagine e alle mille diavolerie offerte dai software non hanno problemi a tenere testa ai file prodotti dai marchi concorrenti e il mutamento di pensiero è giunto al suo apice.
Ieri ho aperto, dopo tanto tempo, un paio di forum dedicati al mondo Olympus sperando di leggere e condividere impressioni di uso della em1, sperando di vedere foto, rese cromatiche e quant’altro e invece niente, tante sterili discussioni su elettronica, su mirini, menù, pulsanti e settaggi ma poche foto.
Forse tutta questa elettronica ci ha allontanato dalla fotografia vera, dall’immagine e gli altri ci erano arrivati prima semplicemente perché avevano macchine che puntavano a quello prima di noi. Io non sono esente da queste manie, sia chiaro, le mie sono riflessioni interiori da cui non mi sottraggo e in cui mi ritrovo ma su cui cerco di riflettere.
La filosofia della casa in parte era cambiata, perdendo anch’essa l’anima originale ma con la em1  forse tornata, più che con altri corpi, alle origini, al tenere il fotografo al centro dell’attenzione mettendogli al contempo a disposizione tutti gli strumenti possibili per aiutarlo nel lavoro. Ho rivisto la vecchia Olympus con la nuova macchina, un corpo costruito attorno alla mano dell’utente e una lente pro costruita attorno al corpo come se il tutto dovesse essere un naturale prolungamento del fotografo.
Era dai tempi della e1 che non accadeva.
Non posso negare che parte del piacere che provavo a fotografare con la e3-e5 assieme allo Zuiko 12-60 sia sciamato nel tempo con il passaggio al micro4\3 proprio perché non trovavo più la filosofia costruttiva che caratterizzava il marchio fin dalle origini anche in termini di ergonomia e qualità dei materiali che possono sembrare fronzoli ma che personalmente ritengo più importanti di tanti discorsi sul rumore digitale.
In questi giorni sto testando la nuova arrivata, è un piacere tenerla in mano, trasmette qualcosa, la impugno bene, con piacere e trovo i pulsanti là dove le mie dita li cercano e scatto, senza troppi pensieri sugli iso, sulla qualità del mirino o sulla durata delle batterie.

martedì 22 ottobre 2013

Mio PIN BBM BlackBerry Messenger

Per chi utilizza la nuova applicazione BBM BlackBerry Messenger per Android e non solo può contattarmi utilizzando il PIN 7BB4E729 , potremo chattare un pò di fotografia, del mondo Olympus 4\3 e micro4\3 e quant'altro.