mercoledì 5 gennaio 2011

Breve guida sulle lenti

Lenti, ma quante ne esistono? Come usarle a seconda del caso? Che peculiarità possiedono?
Questi sono alcuni quesiti che una persona che si affaccia alla fotografia si potrebbe porre. Per prima cosa possiamo fare un discorso generale sui mm che caratterizzano determinate tipologie di lenti:
-          dai 12mm ai 28mm abbiamo le lenti grandangolari, quella famiglia di lenti che ci servono per fotografare paesaggi ad esempio o scene di grande respiro
-          dai 36mm ai 50mm invece abbiamo le lenti “normali”, che a grandi linee rispecchiano quella che è la visione che abbiamo guardando ad occhio nudo una scena e si usano per foto di reportage, per documentare scene di vita quotidiana ad esempio e per far sentire  “dentro” la scena chi guarda lo scatto
-          dai 70mm ai 200mm entriamo nel campo dei medio tele, quegli obiettivi cioè che servono a fotografare soggetti mediamente distanti per ingrandirli oppure per fare ritratti in modo discreto senza stare addosso al soggetto
-          dai 200mm in su ci sono i tele propriamente detti, lenti dedicate ad esempio alla caccia fotografica o per riprendere comunque soggetti lontani, un esempio sono i “cannoni” che si vedono a bordo campo durante le partite di calcio

Oltre a questi obiettivi ve ne sono alcuni dalle funzionalità particolari come ad esempio i fisheye, obiettivi 8mm che coprono una visuale di 180 gradi, simile a quella dei pesci e che permettono inquadrature anche fantasiose.
Altre lenti specialistiche sono quelle denominate MACRO, non hanno una lunghezza definita, ve ne sono da 35mm, 50mm a salire a piacimento ed hanno la peculiarità di riprendere gli oggetti con fattore di ingrandimento 1:1 e di mettere a fuoco ad una distanza bassissima, sono utili per foto agli insetti, ai fiori ad esempio, a tutto il mondo “piccolo” che spesso ci passa accanto senza che lo vediamo.
Ogni lente poi porta con se delle proprie problematiche, gli unici virtualmente esenti da esse sono i “normali” perché richiedono schemi ottici poco complessi rispetto agli altri.
Le lenti grandangolari ad esempio portano ad un effetto ricurvo ai bordi, sempre più accentuato mano a mano che si scende con i mm e diventa un difetto grosso se si fotografano edifici ad esempio perché le linee assumono curvature strane.
I tele obiettivi invece portano ad uno “schiacciamento” dell’immagine che può essere o non essere un difetto a seconda dell’inquadratura e del soggetto mentre le lenti macro sono di solito molto definite e se usate per ritratti possono tirare fuori anche i minimi difetti della pelle.
Per valutare la bontà di una lente andrebbero analizzati mille fattori, non conta solo la luminosità intesa come valore di diaframma, ogni lente ha una sua anima che trasferisce allo scatto. No, non sono matto, semplicemente i vetri fanno passare la luce in modo diverso, possono fornire più o meno dettaglio, rendere più morbide o più dure le foto ed anche a livello cromatico possono esserci delle peculiarità.
Come destreggiarsi quindi?
I forum sono una miniera di informazioni cui attingere, si possono sentire pareri, vedere foto d’esempio e parlare con chi possiede una determinata lente per sentire cosa ci può raccontare. Occhio però, solitamente chi spende 1000 euro per una lente sarà poco disposto a criticarla anche solo per non fare la figura del fesso quindi cercate sempre interlocutori critici, chi esalta solo i pregi, chi non trova difetti non è mai un buon consigliere perché tutto ciò che viene prodotto porta con se qualche difetto, fosse anche solo la costruzione stessa dell’obiettivo che può non convincere del tutto.
Un consiglio, lasciate perdere le riviste, di serie ne sono rimaste poche così come i siti specializzati in recensioni, purtroppo come tutte le attività commerciali essi ricevono tangenti sotto forma di pubblicità e sicuramente saranno meno critici verso chi gli permette di esistere piuttosto che verso gli altri.
Altro consiglio, è difficile che possiate trovare una buona lente ad un prezzo basso, soprattutto nel nuovo, gli affari si fanno nell’usato quindi mettetevi in testa che se poco pagate poco avete che non va tradotto nel senso che bisogna acquistare solo lenti costose ma che le aspettative devono essere proporzionate al prezzo.
Ultima cosa, se avete un budget limitato per iniziare è meglio scegliere un corpo meno costoso ed investire subito in una buona ottica perché questa combinazione vi ripagherà dello sforzo economico mentre se farete il contrario rimarrete solo delusi.


Post produzione e ritocco fotografico

La fotografia digitale ha aperto le porte alla creatività del fotografo in un modo totalmente diverso rispetto ai tempi della pellicola. Per chi come me ha fatto la gavetta con la reflex analogica l’unico modo per intervenire sullo scatto era o in fase di acquisizione attraverso filtri da porre davanti alla lente o attraverso l’uso “intelligenze” della luce oppure, per chi si sviluppava da solo le foto, lavorare in camera oscura per ottenere viraggi e colori particolari. Oggi tutto ciò si ottiene tranquillamente e comodamente attraverso due colpetti di mouse al pc e può essere un bene o un male, a seconda di come si utilizza tale strumento.
Qual è il rischio che si corre?
Sapere che al pc potremo recuperare gli sbagli nella valutazione dell’esposizione, gli sbagli nel bilanciamento del bianco e che potremo ritagliare, modificare, cancellare eccetera ci potrebbe portare a divenire dei grafici e non dei fotografi.
Io agisco in modo ibrido, per mia imposizione le modifiche che apporto alle foto sono le stesse che potevo apportare con la pellicola e non sono poche, il ritaglio della foto, l’aggiustamento dei colori, il portare lo scatto in bianco e nero o applicare dei filtri colore che agiscono sulla saturazione sono tutte tecniche che si usavano anche con la pellicola. Quello che mi impongo di non fare è cancellare parti della foto con strumenti come il timbro clone oppure stravolgere la realtà perché a mio modo di vedere la foto deve raccontare ciò che vedo ed al limite enfatizzare un determinato messaggio che voglio farle trasmettere.
Spesso invece vedo che le persone abusano dei mezzi informatici storpiando la realtà e regalando immagini che non sono “vere”.
Un esempio: se mi trovo in montagna e fotografo una vallata ed in quella vallata corre una linea elettrica con tanto di tralicci qualcuno potrebbe essere tentato di cancellarli per rendere più armoniosa la foto ma a mio avviso sarebbe una bruttura peggiore della realtà rovinata dall’uomo con i suoi interventi invasivi. Quello che voglio io è che se un domani qualcuno andrà nella stessa valle dovrà vedere ciò che io ho fotografato, non qualcosa di profondamente diverso.
Per i ritratti poi si potrebbe aprire un dibattito, con il digitale le persone non vogliono più vedere se stesse nelle foto ma ciò che vorrebbero essere, niente rughe, niente borse sotto gli occhi, magari qualche chilo di meno e via i doppi menti.
Ma sono loro alla fine o manichini?
Il brufolo, la piccola imperfezione, il capello fuori posto, sono questi i dettagli che ci rendono unici e che ci caratterizzano, perché eliminarli? Solo per assomigliare alle modelle dei giornali che vengono profondamente modificate dai fotografi al pc?
Tutto questo discorso lo faccio perché ritengo che si dovrebbe seguire un’etica quando si fotografa e ritengo che l’etica, ridotta all’osso per non porre troppe limitazioni, dovrebbe almeno spingere il fotografo a non modificare la realtà come se fosse un dio.
Tutte queste sono considerazioni personali ovviamente, sono solo un singolo punto di vista e mi riprometto di dimostrare quanto il fotografo può modificare la realtà con degli esempi pratici appena avrò un po’ di tempo.
La cosa da tenere a mente è che se si inizia a lavorare più sul proprio computer che durante la fase di scatto allora qualcosa non funziona, bisogna spegnere tutto e ripartire da zero perché quando ci si appoggia troppo alla manipolazione post scatto si perde tutto il bagaglio di conoscenze che stanno alla base della fotografia stessa.
L’inquadratura ad esempio, dobbiamo avere fin da subito la visione di ciò che vogliamo riprendere e non pensare che tanto poi potremo ritagliare l’immagine a piacimento perché altrimenti non alleneremo mai il nostro occhio. Questa cosa può sembrare stupida ma con il tempo vi accorgerete che se ponete attenzione quando scattate poi mentre camminerete vedrete le cose già in prospettiva come se le vedeste attraverso il mirino! Non occorre essere dei mostri per riuscirci, sarà l’abitudine a fare sì che il vostro occhio veda una scena già sapendo come verrà riprodotta attraverso il vostro obiettivo, scattato questo meccanismo mentale poi vedrete che ottenere foto particolari vi verrà “naturale” e scoprirete dettagli di strade percorse mille volte che prima non avevate mai notato.
Ovviamente tutto ciò richiede tempo e la pazienza è l’arma che non può mancare in un fotografo perché pretendere che sia la macchina a fare la bella foto è solo una illusione, pensare che investire in un super corpo o avere delle super ottiche sia sufficiente a cogliere l’attimo è totalmente sbagliato.
Ricordate sempre che il dito che preme l’otturatore è il vostro, che l’occhio che sceglie cosa inquadrare appartiene a voi e che solo voi potete decidere le impostazioni della vostra macchina quindi se riuscite a fare una bella foto non abbiate timore di esserne fieri perché il merito è solamente vostro!

martedì 4 gennaio 2011

Esposizione

Lo so, sono noioso e l'ho già detto, la fotografia è luce e per imparare a fotografare bisogna imparare principalmente a controllare la luce. L'esposizione in questo processo di controllo è fondamentale, una foto si intende ben esposta quando tra le zone di luce e quelle di ombra non vi sono dei picchi "fastidiosi", già, perchè prima ancora di ricorre all'esposimetro ci basta riguardare lo scatto per capire se è ben bilanciato nelle luci o meno.
Come regolare l'esposizione? Domanda da un milione di euro cui non è facile rispondere perchè dipende dalla scena e dal tipo di foto che stiamo scattando, un paesaggio è ben diverso da un ritratto ad esempio e la posizione del sole, l'incidenza della luce, le ombre eccetera sono fattori che il fotografo deve valutare in loco. Le macchine fotografiche ci aiutano nel valutare l'esposizione, con differenze tra marca e marca ma a grandi linee la lettura dell'esposizione avviene così:
-su tutto il fotogramma (lettura esp o zonale)
-sulla parte centrale del fotogramma (media ponderata al centro)
-su una piccolissima parte del fotogramma (spot)

Ora, il primo tipo di esposizione, quello che valuta le luci e le ombre su tutta la fotografia è adatto soprattutto alle foto dei paesaggi perchè permette di salvare un pò tutta l'inquadratura cercando di evitare sbalzi eccessivi della luce.
Il secondo tipo, la media ponderata al centro è adatta invece quando il soggetto che ci interessa si trova in una parte del fotogramma e possiamo permetterci di dare meno importanza al resto senza però sacrificare troppo l'intera inquadratura.
L'esposizione spot invece valuta la luce in una piccolissima parte della foto ed è adatta nei controluce o  nei ritratti ad esempio perchè vogliamo che la luce che colpisce il volto venga letta al meglio a costo di sacrificare tutto il resto, cosa che oltretutto potrebbe risultare gradevole per un ritratto andando a sottolineare l'importanza del soggetto.
Personalmente lavoro quasi esclusivamente con la media ponderata al centro e la spot, mi piace avere il controllo dello scatto e non mi piace che sia la macchina a decidere cosa è importante o meno, ognuno però trova il proprio feeling con il proprio mezzo quindi è consigliabile uscire e fare delle prove per trovare la metodologia giusta.
Un esperimento che potete fare è il seguente, prendete un pupazzo e mettetelo sul tavolo, dietro ad esso ponete una fonte luminosa, che so, una lampada o una finestra, poi prendete la macchina fotografica e mettetevi davanti al pupazzo e scattate tre foto, con le tre diverse modalità di lettura dell'esposizione tenendo al centro dell'inquadratura il vostro pupazzo. Vedrete che a seconda del tipo di esposizione scelto la foto risulterà molto diversa e capirete come e quanto sia importante imparare a prendere dimestichezza con l'esposizione per portare a casa gli scatti. Un esempio che posso farvi è quello legato alle foto agli uccelli in volo, se fotografate un gabbiano ad esempio sarà molto facile che scattando vi ritroviate una figura scura su uno sfondo chiaro perchè la luce proviene da sopra l'uccello e la macchina cerca di esporre correttamente il cielo, questo se avrete selezionato la modalità zonale o ponderata. Se aveste scelto la lettura spot e foste riusciti ad inquadrare al centro della foto il gabbiano invece avreste potuto ottenere dei dettagli dell'uccello invece di una figura nera.
Questo è un esempio di scatto errato:


e questa è una foto decente:




Da questi due scatti si può capire quanto importante sia conoscere il modo in cui ragiona la nostra macchina circa l'esposizione e questo viene con la pratica perchè ogni macchina utilizza i propri algoritmi di lettura ed ha le proprie tolleranze, cercate quindi delle situazioni "estreme" per mettere alla frusta la macchina per capirla.
Poi ci possono essere gli usi "creativi" dell'esposizione come nel seguente caso:


Qui il gabbiano era totalmente contro luce, se avessi utilizzato la lettura spot avrei ottenuto comunque una macchiolina scura ma avrei perso anche il tramonto alle sue spalle così ho optato per una lettura ponderata al centro per cercare di salvare capra e cavolo e portare a casa uno scatto "ambientato" grazie all'uso dell'esposizione. 
Poi il risultato può piacere o meno ovviamente :-) in fotografia tutto è soggettivo!




Bilanciamento del bianco

Una cosa di cui spesso si parla in fotografia è il bilanciamento del bianco, ma cos'è?
Per prima cosa direi che bisogna fare una premessa, i colori cambiano a seconda del tipo di luce che colpisce un oggetto, sorpresi? Spero di no...se prendiamo una mela rossa e la poniamo sotto luci di diverso colore la mela cambierà a sua volta colore ma il nostro cervello continuerà ad elaborare l'immagine per farcela vedere come rossa perchè è una informazione convenzionale che ci è nota. Ora, il cervello è una cosa, un sensore digitale è diverso e non gli viene naturale "mentire" sui colori così qualche volta capita che una immagine presenti tonalità che noi definiamo sbagliate semplicemente perchè sappiamo che alla luce del sole il colore è differente da quello ripreso magari con una illuminazione artificiale.
I programmatori hanno cercato di rendere "intelligenti" le macchine fotografiche munendole di sensori che vanno a leggere la temperatura della luce e permettendo in tal modo alla macchina di modificare i colori in virtù di essa. Alle volte però ciò non funziona, che fare allora?
Semplice, si procede alla calibrazione manuale del bianco se la macchina lo permette ed è una cosa semplicissima, si prende un foglio di carta bianca, la si pone sotto la luce che andrà poi a colpire il soggetto e si inquadra così la macchina tarerà il bianco esatto in virtù del tipo di luce disponibile al momento. Le procedure per fare ciò sono ovviamente differenti da macchina a macchina e vi invito quindi a leggere il manuale di istruzioni.
Un suggerimento, se scattate in jpg e la macchina sbaglia il bilanciamento del bianco sarà poi difficile aggiustare la foto in modo soddisfacente, il solo modo per stare tranquilli è quello di scattare in raw se la macchina lo permette. Del raw parlerò meglio in un intervento dedicato, in questo vi basti sapere che è un formato grezzo che racchiude tutte le informazioni catturate dal sensore e che permette, per il bilanciamento del bianco, di scegliere qualsiasi fonte luminosa per ottenere così i colori "reali" male interpretati dalla macchina utilizzando i software di elaborazione appositi di solito forniti con la macchina stessa.
Ecco qui di seguito una immagine esplicativa su come possa essere sballato il bianco in una foto, a sinistra la parte corretta, a destra quella sbagliata:


domenica 2 gennaio 2011

Diaframma...cos'è?

Come ho detto più volte la fotografia è luce e la parte meccanica che controlla quanta luce far passare attraverso l'obiettivo è il DIAFRAMMA.
Come funziona e come va considerato mentre si fotografa?
Il diaframma funziona nella lente come la pupilla funziona nel nostro occhio, se c'è poca luce si allarga per farne passare il più possibile mentre se è abbondante si restringe per farne passare di meno. Il sensore della macchina fotografica è come la retina, per lavorare bene deve ottenere la giusta quantità di luce, se ne arriva poca il sensore avrà bisogno di alzare i tempi di posa o la sensibilità per poter registrare le informazioni, se ne arriva molta invece userà tempi rapidissimi e sensibilità basse.
Come leggere il diaframma?
Bisogna ragionare al contrario :-) in pratica il numero f si riferisce all'apertura del diaframma e lo si trova scritto sugli obiettivi oppure si può leggere sui monitor delle fotocamere, più piccolo è il numero e maggiore quantità di luce fa passare e mano a mano che il numero cresce cala la quantità di luce.
Facciamo un esempio pratico, diciamo che abbiamo uno zoom con i seguenti valori riportati sulla parte frontale: 12-60mm f 2.8-4 .
Come leggere questi dati?
12-60mm indica la lunghezza focale minima e massima dell'obiettivo che quindi partirà dai 12mm per arrivare ai 60mm passando per tutti i valori intermedi (12mm equivale ad un grandangolare per i paesaggi e 60mm equivale ad un medio tele per avvicinare il soggetto inquadrato).
A questo punto rimane il valore f 2.8-4 ed è quello che indica la luminosità dell'obiettivo stesso intesa come massima apertura del diaframma ai due estremi dello zoom.
Difficile?
No, semplicemente vuole dire che il nostro obiettivo a 12mm avrà una apertura massima di f2.8 e a 60mm ne avrà una di f4!
Ora bisogna capire se questi valori sono buoni o meno e bisogna fare delle distinzioni tra i vari settori cui le lenti sono dedicate.
Se avessimo un valore f2 costante, per esempio se il nostro zoom di prima fosse stato un 12-60 f2 avrebbe significato che per tutta la lunghezza dello zoom, dall'inizio alla fine, avremmo avuto una luminosità massima pari a 2, eccezionale! In altri termini sarebbe una lente molto grande, molto pesante e soprattutto molto costosa e dedicata a lavori specialistici e professionisti che di foto ci campano.
Una lente come la nostra con f 2.8-4 invece è una lente sempre per professionisti o amatori esigenti che offre una ottima luminosità contenendo pesi, ingombri e soprattutto costi.
Se invece la nostra lente fosse stata un f 3.5-6 sarebbe stata un'ottica di quelle che danno in kit con le macchine fotografiche, sufficiente per iniziare ma con grandi limiti in termini di resa ed usabilità.
Ho fatto questi rapidi distinguo per far capire che non tutte le lenti sono uguali e che i costi sono direttamente proporzionati alla qualità della lente stessa, in fotografia si risparmia solo prendendo ottiche usate, sul nuovo non esistono occasioni, se si vuole la qualità bisogna essere pronti a pagare!
Ho parlato del diaframma e della luminosità ma il diaframma serve anche ad altro, ad esempio è il fattore che determina l'effetto sfocato nelle foto. Avete presente quei ritratti in cui il viso è bello a fuoco mentre lo sfondo è indistinguibile? Ecco, per ottenere quell'effetto bisogna armarsi di una lente con valore f molto piccolo e quindi molto luminosa. Purtroppo nello sfocato entrano in gioco anche fattori legati alla grandezza del sensore, per farla semplice e senza entrare in tecnicismi anche noiosi basta sapere che più piccolo è il sensore e meno sfocato si può ottenere. Da ciò capirete che una compatta non può per ragioni fisiche fare foto con sfocati stupendi, dico questo prima che rimaniate delusi perchè magari ne avete presa una che sull'obiettivo riporta un numero f molto piccolo.
Se avete una reflex il mio consiglio è di lavorare impostando il programma A, che non sta per automatico ma per priorità di diaframma, come funziona? Semplice, voi inquadrate, selezionate il valore del diaframma che per esempio sarà piccolo se volete fare un ritratto con sfocato o maggiore se volete fare un paesaggio e poi la macchina decide i tempi di scatto lasciandovi così liberi di concentrarvi sulla creatività.
Questo a grandi linee è il diaframma, ci tornerò sopra spesso perchè è importante e può fare la differenza tra una foto ad effetto ed una che invece non dice nulla.
Ecco due immagini che valgono più di mille parole, nella prima il valore f è grande e si vede che viene messo a fuoco anche lo sfondo:






nella seguente il valore f è piccolo e si vede come il soggetto risulta ben staccato dallo sfondo:






P.S.: un trucco per ottenere un effetto simile anche con le compatte consiste nel selezionare la scena dedicata alle macro e porre uno sfondo leggermente lontano dal soggetto, non sarà una foto come quella fatta con una reflex ma permetterà di ricrearne l'effetto.

Sensazioni fotografiche

Chi ama la fotografia credo potrà capirmi, quando prendo in mano la macchina fotografica ed esco mi sento diverso, vedo il mondo da prospettive inusuali, mi accorgo di particolari che normalmente mi sarebbero sfuggiti. Non è un miracolo, è la passione che ti prende dentro e ti sfida ogni giorno a trovare qualcosa di nuovo, di diverso e a catturarlo provando un immenso e profondo piacere ogni volta che scatta l'otturatore, ogni volta che a casa, rivedendo le fotografie, si sente d'essere riusciti a fare qualcosa di bello. Ovviamente è soggettivo, non esistono foto belle o brutte in modo assoluto ma solo scatti che possono piacere o meno, questo è un punto importante da tenere presente. Leggendo forum e riviste mi accorgo sempre più spesso di quanto le persone perdano più tempo in tecnicismi che a scattare fotografie, escono, fotografano una piazza e poi passano la serata a discutere su un forum sulla qualità della luce, sul dettaglio ecc...senza investire tempo per capire se alla fine quella foto trasmette qualcosa. Io sono contrario alle sterili nozioni, possono fare parte del bagaglio di un fotografo come possono essere totalmente assenti ma di sicuro non sono loro a fare la differenza tra una foto che emoziona ed una che non trasmette nulla.
Una prova di ciò? Le foto di guerra, là nessuno perde tempo a seguire regole, scatti, cerchi di cogliere l'attimo e magari le foto vengono mosse, di sicuro non ricalcano le regole che insegnano ai corsi o sulle riviste ma sono foto vere, che riempiono gli occhi, che raccontano qualcosa. Ecco, questo è a mio avviso il fine ultimo della fotografia, narrare, descrivere, trasmettere un messaggio che può essere rappresentato dalla bellezza di una farfalla in una macro, dal sorriso di un bambino davanti al genitore o dalla miseria che imperversa sempre più nelle nostre strade.
Molti credono che per fare belle foto servano corsi su corsi e quando magari ancora i risultati non arrivano eccoli correre ai corsi di grafica per cercare di migliorare dopo ciò che in fase di scatto è andato perduto. Io sono contrario, bisogna partire dallo scatto senza pensare di poterlo modificare dopo ed in questo la fotografia a pellicola mi ha aiutato molto perchè quando dovevo comprare rullino, pagare le stampe e poi accorgermi degli errori ero molto motivato a migliorare fin dall'acquisizione dell'immagine. Oggi il digitale ha creato la generazione dei fotografi a consumo, giga e giga di foto scattate da cui estrapolarne una o due decenti da presentare poi come risultato. Non è fotografia, questa è statistica, se lascio la macchina sul cavalletto ed imposto che scatti una foto ogni dieci secondi è sicuro che prima o poi qualcosa di bello riprenderà!
Probabilmente ragiono così perchè provengo da una gavetta lunga e costosa, non sò, però so che quando esco e scatto una ventina di foto poi, quando torno a casa, la percentuale di foto scartate si ferma ad una o due, il resto sono venute come volevo (non belle per forza) mentre spesso sento gli altri scartare vagonate di foto perchè proprio non sono venute come volevano. Ora...nessuno nasce maestro ed io men che meno ma una cosa è sicura, per fotografare bisogna conoscere il proprio mezzo fino nei dettagli, saper settare la propria macchina al volo ed in base a quello che si sta osservando, non si può sbagliare in questo, è la base minima di partenza.
Di questi concetti base parlerò in seguito prendendoli ed esaminandoli uno per uno in modo semplice perchè la fotografia è semplice, perchè è inutile usare paroloni per cose banali come fanno in molti corsi per giustificare il fatto che ciò che vi stanno insegnando lo trovate semplicemente nel manuale di istruzioni della vostra macchina fotografica.
Ho divagato...capita spesso, chiedo scusa per questo lato di me che quando parte è difficile da fermare.

ISO e Mega pixel, sfatiamo i miti

I geni del male del marketing sono riusciti con il digitale a inculcare due falsi miti: la sensibilità e la risoluzione dei sensori.
Per anni ci hanno propinato una corsa verso i Mega Pixel facendoci credere che fossero la cosa più importante nella fotografia digitale. Ricordo la mia prima compatta digitale, una Casio che salvava i files su floppy disk...poi sono arrivate le prime macchine fotografiche a 3-4-5 Mega Pixel di risoluzione ed oggi, dopo pochi anni, il mercato propone macchinette compatte da 14 Mega Pixel come se fossero la normalità.
A cosa serve la risoluzione? A permettere una certa grandezza di stampa, il foto ritocco è tutt'altra cosa e non direttamente legata a questo dato.
Ora, premettendo che la maggior parte delle persone neanche stampa le proprie foto ma le guarda solamente al pc, va riscontrato che la maggior parte di coloro che stampano si fermano a formati che arrivano, al massimo, a 15x20 cm. Attenzione attenzione, per una stampa di questa grandezza sono sufficienti...3 Mega Pixel, 4 se si vuole stare tranquilli e 5 a voler stare proprio comodi! Il resto dei pixel a che ci servono? Renderanno migliore la foto forse?
No, fanno l'esatto contrario, la rovinano perchè i sensori delle compatte sono minuscoli e più pixel ci mettiamo dentro e maggiore difficoltà avranno a catturare la luce.
Ecco, il concetto di LUCE è fondamentale, quando si parla di fotografia è di luce che si parla, o c'è o non c'è, che sia naturale o artificiale non conta, il concetto base è che se manca la luce le immagini degradano pesantemente.
Ecco che si arriva al secondo mito creato dal marketing per vendere: gli ISO.
Per ISO si intende la sensibilità del sensore esattamente come avveniva per la pellicola, maggiore è il numero ISO raggiungibile e maggiore sarà la sensibilità del sensore aumentando la possibilità di fare foto con minore luce disponibile.
Attenzione.
Anche qua, come per i Mega Pixel, va tenuto conto della grandezza del sensore in questione, se parliamo di un minuscolo sensore di una compatta o di una bridge, leggere che arriva fino a 6400 ISO dovrebbe semplicemente farci rotolare a terra dalle risate. E' solo un numero sulla scatola, scordatevi belle foto a quei valori perchè la macchina vi sfornerà un mosaico al posto della foto.
A grandi linee le compatte e le bridge possono arrivare a 800 ISO mantenendo la decenza per stampare in piccolo formato, poi degradano parecchio mentre le reflex, in virtù di un sensore considerevolmente più grande, possono salire molto con le sensibilità senza degradare l'immagine.
Vi metto una foto per farvi capire quanto diverse siano le grandezze dei sensori:




Come potete vedere le compatte hanno un sensore veramente piccolo, per intenderci, bene che vi vada avrete un 1/1.8" e capirete quindi che se ci infiliamo gli stessi Mega Pixel che troviamo su un sensore da reflex questi saranno addensati su un'area molto minore con il conseguente decadimento della qualità dell'immagine.


Ricapitolando se entrate in un negozio ed il commesso inizia a sparare numeroni circa sensibilità e risoluzione...giratevi e scappate a gambe levate perchè sta solo cercando di spennare il pollo di turno.


Cosa scegliere allora? Perchè è a questa domanda che bisogna rispondere alla fine, io direi che in base a ciò che offre oggi il mercato i punti salienti da tenere sempre a mente sono i seguenti:


- per una compatta o una bridge non salire oltre i 10 Mega Pixel per non ritrovarsi sensori troppi carichi e poco sfruttabili
- per una reflex stare tra i 12 ed i 16 Mega Pixel, di più non serve, calcolate che un file sfornato da una reflex a queste risoluzioni permette stampe delle dimensioni di un poster...direi più che sufficiente per un amatore
- non perdere troppo tempo dietro alla sensibilità ISO, la maggior parte delle fotografie si scattano di giorno ad ISO bassi e la sera, credetemi, è meglio un colpetto di flash piuttosto che salire con la sensibilità, la qualità della foto ve ne sarà grata e se proprio odiate la luce dura del flash armatevi di un piccolo cavalletto ed aumentate i tempi di posa

sabato 1 gennaio 2011

Attrezzatura fotografica

Per prima cosa, prima di parlare di fotografia, bisogna parlare di attrezzatura fotografica, non per fare a gara a chi lo ha più lungo ma per spiegare come essa influisca sul risultato finale.
Una cosa fondamentale da tenere sempre a mente è che una foto può essere stupenda, può scatenare emozioni anche se fatta con un cellulare, non servono macchine fotografiche fantascientifiche da migliaia di euro o obiettivi altrettanto costosi. Cosa cambia allora? Perchè spendere tanti soldi? Semplicemente per poter ottenere sempre e comunque il risultato che abbiamo nella nostra mente, per avere la massima flessibilità di utilizzo e per poter portare a casa scatti in cui alle volte l'attrezzatura fa la differenza.
Faccio subito un esempio, se vogliamo fotografare un paesaggio di giorno, con buona luce non noteremo sostanziali differenze tra una buona macchina compatta ed una reflex, se lo stesso paesaggio iniziamo a fotografarlo la sera allora sì che i limiti dell'attrezzatura inizieranno a sentirsi.
Cosa se ne deduce? Semplicemente che la spesa che dobbiamo sostenere per la macchina fotografica deve essere proporzionata al risultato che vogliamo ottenere ed alle nostre REALI esigenze, dico reali perchè, soprattutto noi maschietti, voliamo con la fantasia quando acquistiamo e ci immaginiamo situazioni in cui poi non ci ritroveremo mai :-).
Oggi acquistare una reflex digitale è relativamente economico, con 500 euro una persona torna a casa con un corpo entry level ed un'ottica base ma, con questa accoppiata, non andrà molto lontano e la qualità delle immagini che otterrà non sarà di molto superiore a quella che avrebbe ottenuto prendendo una bridge tutto fare con un obiettivo dall'escursione enorme. Molti venditori giocano sul fattore psicologico e cercano di far passare il messaggio per cui se si usa una reflex si faranno sicuramente splendide foto in tutte le condizioni.
Sbagliato.
Una reflex per prima cosa va studiata, ogni parametro influisce pesantemente sul risultato finale e se non si ha dimestichezza con tutte le varie voci si rischia di rimanere molto delusi, che fare allora?
Per prima cosa decidere un budget non solo per il presente ma anche per il futuro, una reflex ha bisogno di ottiche, buone ottiche e quelle costano, si parte dai 400 euro ai 1000 euro per ottiche discrete e dai 1000 euro in su per ottiche buone, spese queste che se la passione fotografica prenderà piede si dovranno affrontare. Una reflex ha bisogno di ottiche specifiche per specifici generi fotografici, ci vorrà uno zoom che parta dal grandangolo ed arrivi al medio tele, un'altro zoom che invece parta dal medio tele per arrivare al tele spinto ed un'ottiche per fare le foto macro. Questo riducendo al minimo il corredo e relative spese, in seguito parlerò delle specifiche da considerare per ogni tipo di obiettivo e capirete perchè i prezzi variano tantissimo da una lente all'altra.
Io suggerirei quindi a chi avesse voglia di avventurarsi nella fotografia di farlo per gradi, partendo da una buona compatta o una bridge che offrono una qualità soddisfacente ad un prezzo ragionevole per prendere dimestichezza con la fotografia e poi passare eventualmente alla reflex se si inizieranno a sentire i limiti dei propri mezzi tecnici.
Un appunto che vorrei fare riguarda i tanti corsi che fioriscono un pò ovunque, non basta parteciparvi per diventare fotografi, la fotografia non è un qualcosa che si impara sui banchi o sui manuali, quelli servono al limite per dare una infarinatura, poi è sul campo che si impara, con spirito critico e cercando di imparare dai propri errori per riuscire di volta in volta a portare a casa uno scatto migliore.
Mai cadere nella tentazione di credere che una foto sarebbe venuta meglio con un'altro apparecchio, il primo limite da superare siamo noi stessi e ci vuole molto tempo e pazienza per farlo, le macchine fotografiche hanno limiti che spesso sono molto al di sopra dei nostri ma non possono compensare quello che manca a noi.
Per ora mi fermo qui, il mio intento è quello di fare dei micro interventi, accompagnati da qualche foto di esempio per rendere il tutto rapido e discorsivo.

Mi presento

Fotografia, una passione che nasce dal cuore prima ancora che dalla mente, una voglia interiore di congelare l'attimo, di rivivere un istante per sempre grazie ad uno scatto. Questa è da sempre la mia idea di fotografia, non tanto i generi, non tanto i fatti che si vanno a raccontare quanto la possibilità tramite la foto di renderli eterni e fruibili a tutti.
Non mi sono mai perso in tecnicismi, ho letto libri sulla fotografia e tratto da essi i consigli basilari ma la fotografia non può venire ingabbiata in discorsi puramente teorici, la fotografia è qualcosa che trasmette emozioni e le emozioni non possono essere recintate in canoni precisi.
In questo blog non ho intenzione di salire in cattedra, nessuno è maestro, voglio condividere degli scatti, raccontare come li ho eseguiti, cosa mi trasmettono in modo da far conoscere anche parti di me e, forse, aiutare qualcuno che con scatti simili si è trovato in difficoltà.
Io fotografo da 17 anni abbondanti ormai, direi con una regolarità quasi giornaliera perchè ogni volta che esco, anche percorrendo sempre le stesse strade, i miei occhi colgono un particolare nuovo o diverso, un momento che può valer la pena imprimere nella memoria della mia macchina fotografica per poi riviverlo in un secondo momento.
Questa è la cosa importante per un fotografo, vedere il mondo come se lo guardasse attraverso un mirino, sapendo già come troverà lo scatto prima ancora di eseguirlo, credo che questo sia il punto d'arrivo cui tutti dovrebbero mirare, il resto viene da se.