giovedì 30 luglio 2015

Panasonic GX8

Panasonic ha deciso di alzare al massimo l’asticella della proposta micro 4\3 presentando la nuova ammiraglia della serie GX arrivata alla sua ottava incarnazione.

Questa macchina appare un’evoluzione della precedente sotto molti aspetti, in primo luogo ha aumentato leggermente le misure a favore dell’ergonomia ed è sicuramente una cosa positiva.

La nuova GX8 ottiene anche la cura contro pioggia e polvere con una tropicacalizzazione e un corpo in magnesio che farà contenti tutti coloro che ambiscono ad usare la propria macchina fotografica in ogni situazione.

Nuova anche la stabilizzazione che ora lavora contemporaneamente sia a livello di ottica che sul sensore per aumentare i risultati. La cosa è notevole perché fino ad ora sulle macchine fotografiche si doveva scegliere o l’una o l’altra mentre Panasonic è riuscita a far lavorare assieme i due sistemi di stabilizzazione.

Rinnovato anche il sensore che si spinge a 20Mp, mai arrivato così in alto un sensore del sistema 4\3-micro4\3 e sarà da valutare l’impatto che avrà tale risoluzione sul rumore.

Notevole anche il fatto che dai filmati in 4k si possono estrapolare singoli fotogrammi da 8Mp, questo renderà superfluo lo scatto a raffica permettendo di filmare il soggetto in movimento durante tutta la scena e scegliere solo dopo quale attimo usare come fotografia.

Di pregio anche il nuovo mirino elettronico da ben 2milioni di pixel con copertura al 100% e possibilità di essere alzato di 90°.

Non mancano WiFi e NFC per connettersi al volo con smartphone e pc.

Il prezzo per il solo corpo è di 1.200 euro, non bruscolini ma in linea con quanto offerto a livello di tecnologia e materiali.

Olympus e-5, il ritorno

Alla fine è tornata, dopo un mostruoso giro di usato, di rivendite e di attese alla fine la Olympus e-5 è ritornata tra le mie mani. La vecchia signora è stata l’ultima ammiraglia Olympus del sistema 4\3, la sua massima espressione tecnologica al tempo dell’uscita e anche l’ultima della sua specie.

Ho posseduto questa macchina per oltre un anno prima di passare al micro 4\3 e la conosco come le mie tasche nel bene e nel male e tornare a casa è sempre un piacere.

Perché questa scelta?

Le motivazioni le avevo già dette in passato ma posso aggiungerne  di nuove, per prima cosa le misure. Per me che ho le mani grandi usare corpi piccoli, anche se ergonomici come quello della em1 è dura, sento che mi manca quel grip che da anche sicurezza.

Le lenti, io avevo ed ho tenuto un buon parco ottiche 4\3 che mi copre dai 14 ai 400mm equivalenti con tropicalizzazione, luminosità e qualità. Nel micro 4\3 le ottiche ottime non mancano, anzi, sono anche più luminose ma sarà per il sensore diverso o per i nuovi trattamenti delle lenti ma io le ho trovate “fredde”.

Il sensore, altra cosa magari fuori dal tempo ma io reputo che il 12Mp della e-5 vada  meglio del 16Mp delle nuove uscite. Sarà che per la e-5 venne spremuto al massimo il trinomio sensore-processore di immagine-lenti ma per quanto mi riguarda il risultato finale è stupendo. Ricordo ancora l’intervista al responsabile Olympus dell’epoca cui venne chiesto perché non fossero andati oltre i 12Mp per l’ammiraglia e lui rispose che dai loro test quella era la risoluzione migliore per la grandezza del sensore usato dal sistema. Certo, ne sono passati di anni e di sviluppi tecnologici e oggi con la stessa grandezza di sensore e maggiore risoluzione si ha minor rumore ma tolto questo a me piacciono maggiormente le foto fatte con il vecchio sensore.

Il mirino, guardare in un mirino ottico con copertura al 100% è sempre bello ed anche se i mirini elettronici ormai pareggiano in qualità e nitidezza oltre ad offrire più informazioni in tempo reale rimangono sempre degli schermi. Per fare un paragone sarebbe come guardare un panorama dalla finestra o su una tv ultra hd che, per quanto buona, dettagliata ecc…non potrà mai eguagliare la realtà.

Pesi e bilanciamento, qua il micro 4\3 e le mirrorless in generale perdono. Se da un lato i minori pesi sono fantastici con le lenti fisse già con il 12-40 2.8 il tutto si sbilancia sul fronte ottica perdendo in ergonomia. La e-5 è un bisonte, 800 grammi di corpo non sono pochi ma permettono di bilanciare perfettamente ottiche pesanti come il 7-14 o il 50-200 aiutando non poco le riprese.

Chi mi segue sa che amo cambiare o almeno ho amato cambiare provando di tutto per curiosità o anche per convinzione però non ho mai scordato quello che ho avuto e l’ho sempre tenuto a mente come metro di paragone altrimenti ogni nuovo acquisto, drogato dall’entusiasmo, rischierebbe di oscurare ciò che di buono si è avuto in passato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 28 luglio 2015

La lente giusta per una reflex

La parte più importante in una macchina fotografica è la lente che montiamo e su questo non ci piove.

Il sensore, il processore di immagine, il corpo in lega piuttosto che in plastica e tutto il resto sono secondari rispetto alla qualità della lente che scegliamo e per questo consiglio sempre di investire nei vetri piuttosto che nei corpi, soprattutto quando uno inizia a mettere su un corredo fotografico.

Il problema è che ancora oggi vi è scarsa cultura per quanto concerne i numeri che troviamo scritti sulle lenti e molti rivenditori riescono a piazzare fondi di bottiglia dai grandi numeri piuttosto che consigliare qualcosa di valido. Il motivo è semplice, far spendere il doppio all’utente che dovrà in seguito comprare un altro obiettivo.

Per prima cosa bisogna lasciare perdere le lenti dall’escursione focale astronomica perché deve sottostare alle leggi fisiche e scendere quindi a compromessi ottici che fotograficamente parlando sono troppo grandi.

Se cercano di vendervi uno zoom 28-600 mm equivalenti e lo spacciano per ottima lente uscite dal negozio. Quello è un tipo di obiettivo adatto alla vacanza leggera per non avere dietro pesi e fare un po’ di tutto anche se onestamente un fotografo dovrebbe puntare sempre sulla qualità.

Cosa acquistare allora?

In linea di massima nella borsa di un fotografo dovrebbero esserci le seguenti coperture focali equivalenti al 35mm:

-un 28-70mm con f 2.8 costante oppure un 28-100mm con f variabile tre 2.8 e 3.5

-un 100-400mm con f 2.8 costante o almeno un f 2.8-3.5

-una lente fissa per ritratti tra 90 e 150mm con f il più basso possibile

-una lente macro

Con questo piccolo corredo un fotografo potrebbe vivere felice tutta la vita destreggiandosi in tutti gli ambiti fotografici con la certezza di avere degli obiettivi di qualità, luminosi e dalla copertura non estrema per ridurre distorsioni ottiche e aberrazioni cromatiche.

Il costo?

Dipende dalle marche degli obiettivi, diciamo che in linea generale con 3.000 euro (comprando nuovo) ci si sta dentro, molto meno setacciando del buon usato.

Troppi soldi?

La spesa va diluita nel tempo, non si nasce fotografi e quindi si acquistano le cose mano a mano che si prende pratica.

Per chi non vuole spendere esistono in commercio ottime bridge con sensori decenti e buone ottiche che ottengono risultati migliori delle reflex con ottiche scarse.

Diciamo quindi che la prima domanda da porsi deve essere: cosa mi serve realmente?

Stamperò le foto?

È una vera passione o faccio il 90% degli scatti con il cellulare?

Quando ci sono in ballo i soldi è fondamentale essere onesti con se stessi, disilludersi e non cercare l’acquisto che fa figo ma quello giusto.

Ho visto persone dilatare le pupille quando hanno saputo il valore economico del mio corredo ma è una questione di interessi, c’è chi spende per avere una bella auto, chi una bella casa, chi in viaggi e chi come me, nel tempo, ha messo su un corredo che ama.

Se amate la fotografia, come per tutte le cose, il costo avrà la sua importanza ma risparmiando potrete acquistare ottiche di pregio che vi gratificheranno. Se amate la fotografia vedrete la differenza tra un’ottica da 400 euro ed una da 1.400, la vedrete nella nitidezza, nella luminosità, nello sfocato armonioso e nella resa cromatica.

Se volete fare un ritratto il viso dovrà essere perfetto, non deformato da una lente scarsa.

Certo, si deve superare l’ostacolo mentale della lente piccola che non fa figura, perché diciamolo chiaramente, l’ego di molti è proporzionato al cannone che esibiscono quasi fosse un prolungamento del loro pene. Questo è un problema per i professionisti ad esempio perché i clienti quando pagano vogliono vederli armati di una macchina da 5 chili e una lente che sembri un obice e restano delusi se si presentano con un corpo normale e una lente fissa mignon di cui non capiscono la qualità.

Ho visto questa cosa a parecchie cene tra colleghi cui ho preso parte, in locali bui in cui io fotografavo con un 150mm f 1.8 mentre gli altri arrivavano con zoom enormi ma bui. Il risultato? Io fotografavo e loro imprecavano.

Questo alla fine è quello che conta, avere la lente di qualità ti permette di fotografare quando gli altri non possono, ti permette di non usare il flash quando gli altri acciecano e disturbano i presenti, ti permette di fare un ritratto a un parente o amico e regalargli la foto stampata con soddisfazione.

Tutto questo ovviamente riguarda i fotografi, se il discorso fatto non vi tange allora non siete fotografi, mi dispiace, anche a costo di essere brutale le cose vanno dette chiaramente.

 

venerdì 17 luglio 2015

Usato fotografico

Il corredo fotografico di qualità ha un costo elevato, è un dato di fatto perché le lenti buone, con basse aberrazioni, ben corrette otticamente e magari tropicalizzate hanno un prezzo che supera facilmente i mille euro di base e salgono vertiginosamente al pari della qualità offerta.

Io ultimamente ho riscoperto la passione per la ricerca, la caccia all’usato di qualità a prezzo onesto e devo dire che nel giro di qualche mese sono riuscito a mettere su un corredino di tutto rispetto senza spendere follie.

Per fare qualche esempio ho trovato uno Zuiko Pro 12-60 swd tropicalizzato in condizioni perfette a 300 euro quando nuovo superava i 1000, uno Zuiko Pro 50-200 swd tropicalizzato a 400 euro quando nuovo costava 1.400 e uno Zuiko Top Pro 7-14 tropicalizzato a 300 euro che costava nuovo 1.600.  Come corpo sono riuscito a mettere prenotare per fine mese una e-5 con 1.200 scatti a 400 euro a fronte dei 1.600 che costava nuova.

La crisi ha indotto molte persone a disfarsi della propria attrezzatura per fare cassa ed anche se è brutto da dire è il momento di fare shopping e acquistare a buon mercato attrezzature di qualità.

Se tengo conto che Olympus ha un mercato molto ristretto e che subiva poche svalutazioni non immagino quali prezzi si possano tirare con marchi come Canon e Nikon il cui mercato dell’usato è molto più ricco di pezzi.

Alcuni potrebbero obbiettare che prendere cose usate è un rischio e forse è vero ma va anche tenuto conto che se si prendono ottiche e corpi di alto livello il cui costo iniziale è stato molto alto è anche probabile che sia attrezzatura tenuta con una certa cura.

Sicuramente si corrono dei rischi ma personalmente non sono mai incappato in problemi con l’usato e si può sempre cercare lo scambio a mano con test dell’attrezzatura prima di pagare.

Una cosa serve sicuramente, la pazienza, mai lanciarsi sul primo pezzo che capita sotto gli occhi ma sempre vagliare, leggere ed informarsi perché magari ad un prezzo leggermente più alto si potrebbe prendere qualcosa di quasi nuovo mentre per risparmiare si potrebbe fare un pessimo acquisto.

Questo vale soprattutto per i corpi i cui otturatori hanno una vita abbastanza prevedibile. Una reflex entry level può contare su circa 20.000 cicli dell’otturatore, una discreta 70.000 ed una top almeno 150.000 ed è quindi ovvio che se le differenze tra due corpi dovessero essere di un centinaio di euro sarebbe sempre meglio prendere quello di livello superiore oppure quello che conta il minor numero di scatti.

Io quando sono incappato in una e-5 con 1.200 scatti sono balzato sulla sedia, è praticamente nuova essendo garantita per almeno 150.000 scatti e non ci ho pensato su due volte a vendere la e-30 presa poco tempo fa e con il ricavato  e un centinaio di euro vicini passare alla e-5.

Per gli acquisti io mi sono affidato esclusivamente a internet perché i negozianti devono comunque guadagnarci qualcosa ed operano dei rincari senza peraltro offrire garanzie sui prodotti e pagando con paypal ho comunque la possibilità di riavere i soldi se dovessi incappare in qualche furbetto o fregatura.

 

 

venerdì 10 luglio 2015

I ricordi e la fotografia

Come tutte le cose la fotografia può piacere o meno, può annoiare o appassionare ma una cosa è certa, solo la fotografia preserva i ricordi.

Possiamo tenere un diario e scriverci cosa ci capita, cosa facciamo ma non sarà mai come guardare una foto, se tra 50 anni aprissimo il nostro diario avremmo dei ricordi sbiaditi, se aprissimo un album di fotografie rivedremmo come eravamo.

Mi stupisco sempre di quanta superficialità pongono molte persone quando scattano una foto, vedo sempre più cellulari usati al posto delle macchine fotografiche e purtroppo ciò accade anche durante gite o cerimonie.

Che ricordi rimarranno a quelle persone?

Statisticamente chi scatta con un telefono non stampa praticamente mai le foto, le tiene sul telefono stesso o le condivide sui social, ben che vada vengono archiviate su un hard disk ma conosco parecchi fenomeni che avevano qualcosa come 20 giga di fotografie sul loro smartphone e che hanno perso tutto per un guasto al terminale disperandosi per i momenti ed i ricordi svaniti in un momento.

Anche io uso spesso il telefono sia chiaro, quando sono fuori con mio figlio a camminare non porto dietro reflex e lenti ma le foto che faccio le sincronizzo con dropbox prima di tutto, poi le salvo sul pc e le più carine le stampo.

Quanti genitori si rendono conto che i loro figli da grandi rischiano di non avere immagini della loro infanzia?

Pochi purtroppo e non a causa della mancanza di scatti, di quelli ce ne sono fin troppi, ma perché vengono persi per errato stoccaggio.

Quando vado a casa dei miei genitori e sfoglio i vecchi album di fotografie mi si apre il cuore, riaffiorano ricordi e sensazioni lontane e posso assicurare che non accade la stessa cosa guardando una foto su uno schermo.

Ho trattato più volte l’importanza della stampa e per chi mi legge potrò anche sembrare fissato ma ho avuto la possibilità di vedere gli occhi di chi ha perso i propri ricordi digitali e non erano occhi felici. In tanti dopo il fattaccio mi hanno chiesto aiuto, qualche volta riuscendo a recuperare parte dei file con i programmi giusti, altre volte senza poter far nulla per aiutarli.

Che sia una gita scolastica, una festa di compleanno o una uscita normale se fate delle foto fatele bene, selezionate le migliori che non saranno più di una decina anche per i fotografi migliori e stampatele, almeno 13x19 e su carta ruvida, evitate quella lucida che fa tanto figo ma che oltre a deteriorarsi maggiormente può dare problemi se si scannerizza per future copie.

Il mio è solo un consiglio sia chiaro ma gli anni passano per tutti, i ricordi piano piano si perdono nella nostra mente e solo la fotografia potrà permettervi di preservarli e di condividerli in futuro.

 

giovedì 9 luglio 2015

Zuiko top pro 7-14 f4

Una lente che mi aveva sempre attratto era lo #Zuiko 7-14 f4, una lente che ancora oggi, a distanza di tanti anni, non trova validi concorrenti tra le altre marche.

Questo gioiello è bello grande, pesa quasi 900 grammi e si sentono tutti ma copre dai 14 ai 28mm equivalenti senza esagerare con le deformazioni ottiche a differenza di tanti concorrenti.

Con questo obiettivo ho completato la mia copertura ottica che ora spazia dai 14mm ai 400mm con ottiche di elevata qualità sia costruttiva che ottica senza compromessi che spero a fine mese di poter abbinare ad una Olympus e-5 che mi è stata proposta ad un ottimo prezzo.

Di seguito alcune immagini della lente abbinata alla e-30

 

 

A breve spero di riuscire a fare una uscita decente per mettere alla frusta questo obiettivo che ben si sposa con il mio genere fotografico.

giovedì 18 giugno 2015

Olympus e-30

Già dopo i primi scatti ho capito di essere tornato a casa con la e-30 e lo zuiko 14-54II.

La cosa che più mi mancava del 4\3 era l’ergonomia, quel sentire bene in mano la coppia corpo-ottica e, romanticamente parlando, il suono dello specchio che si solleva quando si scatta.

La macchina in questione è del 2009, una data che tecnologicamente parlando è preistoria soprattutto tenendo conto dei balzi in avanti compiuti dai sensori solo nell’ultimo anno.

Quello che apprezzo è quella sensazione di ritorno a casa come dopo una vacanza quando rientri e sai già cosa e dove troverai le cose.

I pulsanti che cadono proprio dove il pollice va a cercarli, le rotelle che scattano in modo preciso, il mirino ottico con tutti i vantaggi e svantaggi che porta.

Certo ci sono i compromessi da accettare come la tenuta agli alti iso, oggi si viaggia tranquillamente a 3200 iso puliti mentre nel 2009 ci si fermava a 800.

Quello che più mi piace è il fatto di non vedere la foto esattamente come verrà ripresa mentre nelle mirrorless il mirino ti mostra esattamente ciò che il sensore registrerà. Per me è un modo per usare la testa e conoscere la macchina, saper regolare l’esposizione per ottenere ciò che voglio senza vederlo è stimolante ed ancora di più è andare a rivedere gli scatti fatti e capire dove eventualmente ho sbagliato.

Al più presto spero di fare una sessione di caccia fotografica con lo Zuiko 50-200 swd, una lente che tante soddisfazioni mi ha dato e magari anche qualche macro o ritratto con il 50 f2 macro.

mercoledì 17 giugno 2015

L'importanza della regola dei terzi

Non sono uno che crede molto alle regole ferree nell’arte e quindi neanche nella fotografia ma ci sono alcune nozioni minime che se apprese e seguite aiutano a comporre in modo armonioso lo scatto.

A mio avviso la regola dei terzi è una delle poche che aiuta il fotografo a comporre bene una foto, a renderla piacevole da guardare.

Nelle seguenti foto si capisce bene come applicare questa regola:

 

 

Come si vede dalle foto è facile capire che per avere una foto ben eseguita bisogna riuscire a suddividere l’immagine in porzioni che aiutino chi guarda a focalizzare lo sguardo sul soggetto oppure a rendere le varie parti proporzionate.

Al giorno d’oggi è ancora più facile seguire questa griglia visto che i cellulari e le mirror less permettono già in fase di inquadratura di visionarla nel mirino o sul monitor ma solo questione di abitudine e poi la si seguirà anche in assenza di una guida visiva.

 

 

martedì 16 giugno 2015

Ritorno al #sistema4\3 dopo il #micro4\3

Dopo aver scritto di essere ritornato al “vecchio” sistema 4\3 mettendo da parte il più recente corredo micro4\3 alcuni lettori mi hanno scritto chiedendomi il perché, se ero rimasto deluso dal micro, se avessi riscontrato qualche grosso difetto o lacuna e cose di questo tipo.

La risposta è no.

Il sistema micro 4\3 è quanto di meglio a livello tecnologico oggi possa offrire #Olympus assieme a #Panasonic e in modo più ampio ritengo che sia il migliore sistema mirror less oggi presente sul mercato.

Alle volte però si fanno scelte di cuore, scelte di feeling, scelte basate sul piacere personale che si prova usando un determinato strumento.

Andare in giro con una vespa anni ’50 o con una 500 originale ha senso in un mondo in cui puoi avere mezzi ben migliori? La risposta è sì se ciò ti fa pulsare il cuore più forte, ti emoziona e non ti fa sentire la fatica anche dopo aver percorso chilometri.

Non si vive di solo progresso tecnologico e come ho sempre detto facevo belle foto anche con la vecchia e-1 da 5 mega pixel e senza stabilizzatore e ancora prima con la pellicola. Il progresso serve a facilitare il lavoro al limite, non di certo a stravolgerlo.

Quello che realmente mi è mancato è stato l’effetto cuore, il coinvolgimento mano-occhio-mirino che ti fa scattare la foto sapendo come verrà ancora prima di portare la macchina al viso.

Io ho avuto in contemporanea ambedue i sistemi fin dall’uscita del micro con la ep1, la prima #Pen di Olympus passando poi alla versione lite e alla e-m1 con relative lenti pro. Di sicuro apprezzo i pesi e gli ingombri ridotti di questo mondo privo di specchio ma queste stesse cose me ne hanno fatto allontanare. Devo sentire la macchina e la lente in mano, anche a livello di pesi e ingombri che pur essendo contro producenti per la schiena mi aiutano nella composizione dello scatto.

In tutto questo l’esibizione del cannone centra poco niente, per carattere preferisco passare inosservato e comunque quando l’utente medio legge Olympus sul corpo e Zuiko sulla lente al massimo fa spallucce e poi si gira ed in questo il micro mi aiutava perché meno appariscente.

A livello di lenti lo Zuiko Micro 12-40 è bellissima, ma per i miei gusti non restituisce lo stesso tipo di immagine che restituiscono i vecchi Zuiko. Saranno i nuovi trattamenti anti riflesso o altro ma il risultato è per me diverso, meno tridimensionale.

La tecnologia è anche questo, cambia il processore di immagine, cambia un algoritmo di elaborazione e cambia il risultato che magari è migliore per nitidezza e contenimento del rumore ma è anche meno personale se così si può dire.

In tutto questo conta anche la grandezza delle mani, le mie non sono esattamente piccole, sono alto 180 cm, ho le mani belle grandine e devo ammettere di non aver mai trovato la perfezione nei corpi micro 4\3 a livello di presa neanche con i grip aggiuntivi, sempre un pelo grandi o piccoli come un guanto che non calza a dovere o una calza della misura sbagliata. Per qualcuno ciò può essere ininfluente o non giustificare un cambio ma per me sì e sottolineo che è un parere soggettivo ma così come non farei mai una marcia con le calze troppo strette allo stesso modo non riesco a fare lunghe sessioni di foto con un corpo macchina piccolo.

La mia scelta di tornare allo standard 4\3 prendendo una #Olympus #e-30 rappresenta la sintesi di tutti questi pensieri, un corpo praticamente uguale a quello della e-5 ma meno pesante, un parco lenti adeguato già in mio possesso  e il fatto di conoscere il processore di terza generazione di Olympus ( oggi siamo alla settima) molto bene avendolo usato per anni e quindi conoscendone limiti e virtù.

Non è una questione di meglio o peggio, è una questione di diverso.

 

 

 

 

 

 

lunedì 15 giugno 2015

L'importanza delle lenti per un fotografo

Da parecchi mesi mi ronzava in testa l’idea di riprendere in mano il corredo 4\3 con cui mi trovavo benissimo e che tante soddisfazioni mi aveva dato ma non trovavo mai l’occasione giusta.

Alla fine, dopo tante ricerche, sono riuscito a contrattare una Olympus e-30 usata pochissimo per 200 euro. Per chi non conoscesse questo corpo si tratta del penultimo sfornato da Olympus per lo standard 4\3 e si posizionava tra la e-3 e la e-5 perdendo il corpo in magnesio e la tropicalizzazione ma mantenendo il sistema di messa a fuoco, il mirino bello ampio e le misure adeguate alle mani grandi come le mie.

Perché questa scelta?

La chiamerei una scelta di cuore, a parte il mio amore profondo per il 4\3 avevo ancora in casa ciò che per un fotografo dovrebbe essere fondamentale: delle belle lenti da usare.

Nello specifico la e-30 andrà a sfruttare il 14-54mm II f 2.8-3.5, il 50-200mm SWD f2.8-3.5, il 50mm f2 macro, il 35mm macro e il 25mm f2.8, tutte lenti di buona qualità da cui non mi ero mai separato.

Alla fine il cerchio si chiude per quanto mi riguarda, per anni ho usato corpi pro e lenti pro 4\3  di Olympus trovandomi bene, poi ero passato al micro 4\3 sempre con materiale di fascia alta ma senza trovare lo stesso feeling, le stesse sensazioni.

Oggi in casa mi trovo con un buon corredo micro 4\3 e un ottimo corredo 4\3 che verranno usati a seconda delle necessità, il micro con le lenti fisse luminose mi accompagnerà negli ambienti interni o quando mi servirà ridotta pdc mentre per le uscite all’aperto, la caccia fotografica e le gite potrò affidarmi ai due ottimi zoom 4\3 e al robusto corpo della e-30.

Alle volte per essere felici bisogna essere anacronistici, staccare la testa dalla corsa all’ultima novità e concentrarsi su ciò che restituisce piacere visto che alla fine da amatore quale sono fotografo per diletto e non per necessità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riflessioni fotografiche

Ultimamente ho perso parecchio del mio amore verso la fotografia e la causa principale sono i social network e le valutazioni che su di esse si fanno delle foto.

Purtroppo mi rendo conto che oggi i professionisti hanno veramente la vita dura a causa della valanga di foto che girano e che vengono regalate alle testate giornalistiche on line che le pubblicano ripagando i presunti fotografi con un ringraziamento e una citazione quali autori.

Tutto questo ha portato ha uno svilimento della fotografia e ad una prostituzione impressionante delle persone che pur di vedere il loro nome accanto ad una foto scattano a tutto e a tutti senza un minimo di criterio o di capacità tecnica. Come può un professionista campare di fotografia se altri regalano scatti? Come può distinguersi dalla massa e farsi conoscere se a essere pubblicati sono degli amatori armati di compatte e cellulari?

I social network hanno distrutto parecchi mestieri, dal giornalismo alla fotografia perché i loro utenti medi sono di bocca estremamente buona e si accontentano di poco e che sia gratis senza rendersi conto che fanno del male principalmente a se stessi.

A cosa serve un bravo fotografo naturalista che passa giorni in quota studiando luci, paesaggi e colori se poi la gente si accontenta di una foto fatta da un escursionista occasionale con il telefonino?

Perché pagare un fotografo per un reportage fatto bene quando dopo pochi secondi in rete è pieno di fotografie dello stesso evento fatta da passanti?

Ovviamente tutto ciò giova alle testate giornalistiche a livello economico e a parte i grandi nomi come il #National Geographic o #Life che per fortuna perseguono la qualità il resto del mondo non sa distinguere una foto ben fatta da una, perdonatemi lo sfogo, cagata.

Io vedo nel piccolo della mia città dove ci sono un paio di personaggi in pensione che girano tutto il giorno, 365 giorni all’anno con la macchina fotografica al collo e scattano foto ovunque e a chiunque, passanti, bambini, coppie e le chiamano street oltre a caricarle in rete. Questi personaggi sono mentalmente malati ovviamente altrimenti non si spiegherebbe questo uso  della fotografia e la cosa tragica è che poi girano gli scatti ai giornali locali che li pubblicano citandone gli autori. Tutto questo innesca poi un meccanismo per cui sempre questi fenomeni te li ritrovi ad allestire mostre con la loro cricca di amici e mettono in ombra veri bravi fotografi locali che vivono di fotografia ma che chiedendo un compenso non godono di molta popolarità.

Se questo andazzo innervosisce me che sono un fotografo amatoriale, che non vivo di scatti non oso immaginare un vero fotografo come possa sentirsi.

 

martedì 14 aprile 2015

Pentax MX-1

Posto due immagini catturate allo zoo con la Pentax MX-1 con relativi ritagli per far vedere il grado di dettaglio che cattura la macchina. Le foto sono fatte a massima lunghezza focale, 112mm, così come sfornate dalla macchina.

 

 

 

 

 

 

I crop vanno ben oltre il classico 100% quindi va considerato normale il degrado ma se si osserva il piumaggio non si può non riconoscere che il sensore e l’ottica lavorano veramente bene.

giovedì 9 aprile 2015

Custodia vintage Pentax MX-1

Mi è finalmente arrivata la custodia in pelle nera per la Pentax MX-1 ordinata su Amazon e ve ne posto due foto. A mio avviso è molto bella e si sposa alla perfezione con il gusto classico della macchina.

sabato 4 aprile 2015

Pentax MX-1 Recensione - Review








Oggi voglio descrivere una macchina particolare, non innovativa come altre ed anzi dal gusto vintage che a me piace sempre.
La Pentax MX-1 è una macchina inusuale, non è da taschino come altre e il suo peso si sente grazie alle parti in ottone che formano il corpo rispetto all’ alluminio usato dagli altri costruttori. 
Il design richiama subito le vecchie compatte  a pellicola, con quella forma a mattoncino squadrato che quelli come me conoscevano bene 20 anni fa ma che non passa mai di moda per il carattere deciso e serioso che offrono.
Nella parte superiore troviamo una ghiera per l’esposizione, un pulsante per la registrazione video, il bilanciere dello zoom con sopra il pulsante di scatto e una ghiera per selezionare la modalità di ripresa che spazia dalla manuale alle scene standard. Oltre a ciò Pentax ha dotato la MX-1 di un flash a scomparsa che si aziona tramite una piccola levetta e che fa il suo dovere.
Nella parte frontale abbiamo un ricevitore IR per lo scatto remoto, un led per assistere la messa a fuoco al buio e la splendida lente che rende appetitosa questa macchina, uno zoom 28-112mm equivalenti con f 1.8-2.5 che danno la possibilità di scattare con scarsa luce e di ottenere un discreto effetto sfocato anche grazie al sensore da 1\1.7” che pur essendo meno grande di quelli da 1” di altre ammiraglie permette comunque di superare le compatte tradizionali per qualità.
Sul retro troviamo un’altra ghiera, un tasto per il blocco esposizione, un tasto per la riproduzione, uno per le informazioni e il tradizionale crocino per le selezioni rapide.
Lo schermo è un buon 3” da 900.000 pixel, si vede bene anche in pieno sole ed essendo basculante aiuta molto nelle inquadrature particolari e nelle macro.

PRIME IMPRESSIONI

Sto usando la Pentax MX-1 da qualche giorno e devo dire che la qualità è tanta, scatti buoni fino a 800 iso e usabili anche a 1600, oltre direi solo per uso web o piccole stampe.
I file sono sempre ben bilanciati e i raw permettono di ottenere ancora qualcosa in più in termini di nitidezza visto che di default la macchina in jpg da foto un pelino morbide.
Per me che sono un nostalgico avere questa macchina in mano regala belle sensazioni, ne esistono di più ergonomiche, di più piccole e di più prestanti ma questa Pentax mi sembra offrire un livello alto un po’ su tutti i fronti, senza arrivare all’eccellenza ma permettendo sempre di portare a casa lo scatto ben fatto.
Purtroppo la macchina in Italia non ha avuto molta diffusione, complice il marchio che non è presente nelle grandi catene ed il fatto che dopo poco Canon e Sony hanno immesso le loro ultime uscite con sensore da 1” che, dopo aver provato la RX100 II, devo dire non essere comunque anni luce meglio della MX-1.
 
I menù della Pentax sono molto razionali e intuitivi, pochi sono i passaggi che possono sembrare oscuri e personalmente dopo aver dedicato 20 minuti alla lettura di ogni singola voce del menù sono riuscito a configurare la macchina come volevo io.
Alcuni lamentano la mancanza del WiFi e della slitta a caldo, forse sulla prima posso essere in parte d’accordo perché semplifica molto il lavoro e la velocità di condivisione degli scatti ma sulla slitta per flash ed accessori non posso dire di sentirne la mancanza. Una macchina così non ha bisogno di un mirino elettronico, si usa tranquillamente il monitor per inquadrare e sinceramente trovo ridicolo mettere dei flash esterni su delle compatte.
Per quanto riguarda lo stabilizzatore di immagine la MX-1 offre due possibilità, o si usa solo quello meccanico sul sensore oppure lo si può abbinare ad uno stabilizzatore software che però per mia esperienza non rende mai bene. Quello sul sensore è ottimo e tenendo conto della luminosità della lente è veramente difficile trovare condizioni in cui debba entrare in gioco potendolo tranquillamente lasciare spento il più delle volte.
Forse la Pentax poteva osare un po’ di più mettendo una ghiera attorno alla lente come altri produttori per avere un’ulteriore via rapida di selezione ma avrebbe probabilmente fatto alzare il prezzo già di suo non molto contenuto.

TEST FOTO

Veniamo a ciò che alla fine interessa maggiormente, la qualità degli scatti.
Di seguito vi posto una serie di foto così come generate dalla macchina in jpg.


crop




crop




crop




crop




crop


f 1.8


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